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Rassegna stampa locale 2011

Ufficio del Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale
QN - Il Resto del Carlino del 30/12/2011 ed. Ferrara p. 9
La mia lotta per i diritti dei carcerati

Personaggio dell'anno Federica Berti, prima garante dei detenuti a Ferrara

A Ferrara non ha le proprie radici ma le ha messe. Federica Berti, psicologa e psicoterapeuta rodigina, è stata dal 2008 al 2011 il garante per i diritti dei detenuti dell'Arginone, ruolo ricoperto oggi da Marcello Marighelli. Fino al 2008 era una figura completamente assente, che la Berti ha costruito dal nulla e con cui ha iniziato il suo legame con la città, dando vita ad una rete di rapporti all'interno e all'esterno della casa circondariale. Per tre anni, quasi ogni giorno, ne ha varcato la soglia per parlare con i detenuti. Gli stessi di cui noi diamo il numero ogni volta che denunciamo problemi «reali» come il sovraffollamento della struttura da una parte e la carenza di personale dall'altra. Lei però è l'unica che conosce, ad uno ad uno, chi ci 'abita'. Con loro ha parlato, ha ascoltato le loro storie, le loro speranze, le loro frustrazioni. «Ho costruito un dialogo di prospettiva. Non ho mai domandato il reato commesso - precisa -, non li ho mai riportati indietro con la memoria, ho evitato di rivangare. Quando hanno voluto, mi hanno raccontato spontaneamente. Si sono affrontati tanti argomenti, dalle discussioni in Parlamento alla soddisfazione di aver cotto un dolce sul piccolo fornello a gas a loro disposizione». LEI DI LORO sa tutto, la città di lei sa poco, pur avendo fatto moltissimo. Per sua stessa scelta ha vissuto il suo incarico lontano dai facili protagonismi che le situazioni drammatiche trasformano spesso in vetrina. Ha preferito stare nell'ombra, in regia, cosa rara di questi tempi. «Non ho mai voluto comparire - si schermisce -, ho comunicato con chi di dovere, ho fatto il mio lavoro, nell'unico modo in cui lo intendo io». Si è confrontata coi vertici del Comune e della Provincia che, grazie una delibera ad hoc, ha introdotto la figura del garante che prima era assente. Poi, forte di una «altrettanto grande disponibilità» della direzione del carcere, è entrata dietro le porte dell'Arginone con la formula della 'visita', prevista dall'ordinamento penitenziario: ha guardato, ha partecipato, ha riferito nei consessi le situazioni di vulnerabilità. Le sue relazioni sono sui tavoli deputati. PARLA DI detenuti che vivono in tre in una cella di nove metri quadri in cui sono collocati anche mobili e utensili che li costringono a muoversi «uno alla volta»; della loro voglia di impegnare il tempo in lavori che, però, non ci sono, fossero anche la distribuzione del cibo o le pulizie, accessibili a pochi; dell'inedia prodotta dall'attesa dell'ora d'aria. La Berti racconta con emozione e coinvolgimento di questa «pianeta» costruito alle porte della nostra città e che con la città interagisce ben poco: non è troppo lontano dal centro, ma lo è sufficienza per poterne dimenticare l'esistenza. Un errore secondo lei, perché la presenza del carcere è uno dei principali problemi cui una città deve confrontarsi. «Dentro, ci sono persone che prima o poi finiscono di scontare la loro pena, escono, spesso sono di Ferrara, altre volte ci rimangono. E la società non può evitarle». La Berti ha da poco cominciato a svolgere lo stesso incarico a Vicenza, «ma porto Ferrara e i reclusi nel cuore».
di Camilla Ghedini.



La Nuova Ferrara del 30/12/2011 ed. Nazionale p. 1
Viaggio nel carcere che scoppia

Un giornalista della Nuova entra a contatto con la vita dei detenuti

Il carcere dell'Arginone scoppia, anche se per paradosso alcune sue sezioni speciali - semiliberi e pentiti- sono quasi vuote. Ad oggi i detenuti presenti sono 476, la capienza è di 466 posti. Di questi 74 sono vuoti. E allora gli spazi per i detenuti comuni si comprimono. E' questo il problema grave: a novembre 180 detenuti sono entrati e 183 usciti. Per i «comuni» non cambia nulla. Ma come emerge dalla visita che ieri «la Nuova Ferrara» ha fatto all'interno del carcere, il vero problema è il lavoro: solo una cinquantina di detenuti lavora e guadagna, l'80% ha fatto domanda e la lista d'attesa è di oltre 10 mesi, per accedere al lavoro a turno per un mese. Una necessità, perchè dentro il carcere, segnala il garante dei detenuti, Marcello Marighelli, si è estremamente poveri.



La Nuova Ferrara del 30/12/2011 ed. Nazionale p. 14
Libri per evadere - Due Biblioteche all'interno

La biblioteca interna fornisce testi di ogni tipo e ogni lingua. E quando non ci sono i libri richiesti in carcere, ecco che gli operatori li prenotano all'esterno, presso le biblioteche comunali, grazie ad una convenzione speciale. E' una delle tante attività pedagogiche all'interno dell'istituto di via Arginone. E la curiosità sta nel fatto che le biblioteche, in realtà, sono due. Una nella sezione dei detenuti normali, la seconda in quella dei collaboratori di giustizia, un carcere dentro al carcere separato fisicamente da un muro (era la vecchia sezione femminile, oggi trasferita a Bologna). I libri arrivano dentro. Ma chiunque volesse donarli può contattare la direzione del carcere o gli educatori dell'area pedagogica.



La Nuova Ferrara del 30/12/2011 ed. Nazionale p. 14
L'Arginone scoppia pur con spazi vuoti

I numeri ingannano: presenti 476 detenuti per una capienza di 466 Ma nelle sezioni "semiliberi" e "pentiti" sono decine i posti non occupati

Il pranzo è quasi pronto. Oggi nel menù del carcere ci sono spaghetti aglio e olio e per i musulmani fesa di tacchino con salsa di verdure e tonno con insalata di pomodori. «Attenti che si scivola», avverte l'addetto alle cucine. E' tutto lindo, pulito, lavato: «Non perchè siete voi in visita!» ironizzano per rimarcare la normalità della pulizia negli ambienti. Se qualcuno non ti dicesse che sei dentro il carcere dell'Arginone, non ci crederesti. Ma ti riporta alla realtà l'agente di turno, in cucina: «Debbo metter via i coltelli?» chiede al direttore che ci accompagna nella visita, pensando alla sicurezza di chi viene a ficcare il naso. Quella de «la Nuova Ferrara» è una visita programmata, autorizzata dal Ministero. Ammesse riprese fotografiche, ma nessuna parola coi detenuti dell'unica sezione visitabile, la 7a Reclusione, «definitivi», quelli che sanno di dover star qui fino a fine pena. I detenuti, già una 50ina di loro, hanno avuto colloqui con il garante dei detenuti, Marcello Marighelli, che ne ha raccolto testimonianze e lamentele. Quella di A., che i carceri italiani li ha girati tutti, è quella di tutti: il vero problema è il sovraffollamento. Che a Ferrara si gestisce meglio che da altre parti, spiegano il direttore Francesco Cacciola e il comandante Paolo Teducci. «Ma è un problema cronico», dicono i detenuti. E allora che fare? «Basterebbe abolire la legge Cirielli» è il coro dei detenuti perchè questa legge ha di fatto annullato i benefici delle pene alternative. Tanti dei «definitivi» potrebbe usufruirne. Anche lo stesso A. che di anni da scontare ne ha ancora 15, e a 60 di età non sono pochi. Nella 7a sezione quasi tutti i detenuti sono all'aria. Pochi giocano a carte «alla nostra età è meglio stare qui», uno prepara il pranzo, «non è ragù ma lenticchie in umido», un altro aspetta quello che passa il convento, dentro la cella. Una cella tre metri per quattro, ad occhio, piena dei due letti, i mobiletti, il cucinino con le pentole e il bagno: quasi una suite rispetto la realtà delle carceri italiane con l'emergenza sovraffollamento: e dire che quando venne costruito oltre 20 anni, la previsione in Arginone era che queste celle dovessero essere singole, oggi doppie e per fortuna non ancora triple. Ma qui siamo ai «definitivi». Il problema serio, quello grave, sono le sezioni di «frontiera». Quelle dei comuni dove c'è una concentrazione di problemi. Dove entrate ed uscite sono all'ordine del giorno. E questo ti dà l'idea di come funziona un carcere, visto che si è abituati a pensarlo come a una macchina ferma: invece è sempre in movimento 24 ore su 24, 365 giorni l'anno. E ogni giorno entra ed esce qualcuno: a novembre, sono stati 180 i nuovi ingressi e 183 le uscite. Insomma, la quota in carcere resta sempre la stessa. E così il carcere scoppia, anche se i numeri non lo fanno vedere. All'Arginone, a ieri erano 476 i detenuti presenti, a fronte di una capienza di 466. E allora, l'esubero non è solo di 10 persone? Perchè parlare di sovraffollamento? Il carcere invece scoppia perchè di quei 466 posti, 74 non sono utilizzati, perchè all'interno di sezioni speciali. «Il numero di 476 detenuti non è spalmato su tutte le sezioni», la spiegazione. Quella dei semiliberi, ad esempio, è pressochè vuota: solo 4 i presenti, a fronte di 33 posti non occupabili da altri. Così come la sezione collaboratori giustizia: un carcere dentro il carcere, che vive di regole e autonomia proprie. Sono 34 i collaboratori con decine di posti vacanti, che non possono essere occupati da altri. Vale lo stesso per la sezione protetta, dove ci sono pedofili, violentatori, ex appartenenti forze di polizia, dove detenuti normali non possono essere ospitati. E allora, se i numeri non fanno accendere la spia rossa, la realtà è che il carcere comunque scoppia. A Ferrara come in tutta Italia. Meno a Ferrara, ma scoppia ugualmente. «Non siamo in vacanza» la battuta di un detenuto dei «definitivi», quando gli chiediamo come si stia, in due in quella cella, e ti risponde «Come vuole che si stia, siamo in un carcere». Nel carcere, però, bisogna riempire il tempo. Rendere concreto e realizzato il «dettato costituzionale» come pomposamente si accenna parlando della funzione rieducativa del carcere. E allora, ecco la sala computer, donata da un benefattore (Fabio Falchetti) ai detenuti. Ecco le aule di scuola, dalle elementari alle medie, «per alfabetizzare gli stranieri, ma anche gli italiani», spiega uno degli addetti nell'area pedagogica. Perchè chi arriva dentro il carcere è povero, in tutti i sensi. Una povertà culturale e materiale. «Anche i grandi spacciatori - ad esempio, spiega come paradosso il comandante Teducci - dopo i primi tempi non hanno più soldi e chiedono di lavorare». Ma lavoro e soldi non ci sono per tutti. C'è don Antonio, il cappellano del carcere, che aiuta tanti, e per questo «è riuscito a far battezzare anche i musulmani». E non è solo un miracolo dell'uomo di Chiesa.
di Daniele Predieri.



La Nuova Ferrara del 30/12/2011 ed. Nazionale p. 14
Il lavoro aiuta, ma non c'è per tutti

Solo 50 detenuti sono occupati, gli altri sono in una lista d'attesa di 10 mesi

Un fiore all'occhiello del carcere dell'Arginone è il laboratorio Raee, recupero e riciclaggio di elettrodomestici. In questo caso lavatrici e altro. Il direttore Francesco Cacciola e il comandante Teducci credono fermamente in questo progetto, perchè dà lavoro, risorse e soldi e speranze ai detenuti. «I detenuti ammessi al lavoro sono una 50ina qui nell'istituto, c'è una rotazione ma non per tutti i ruoli. Ad esempio questo del laboratorio Raee ha previsto un corso di formazione per detenuti che lavorano qui all'interno. Al momento - spiega Cacciola - sono 5 i detenuti impegnati, e quindi c'è una graduatoria per tutti gli altri». Gli altri sono in lista, per un'attesa di 10 mesi, per lavorare poi un mese. E sono una 90ina i detenuti in attesa di poter accedere al lavoro. Perchè lavorare significa guadagnare qualcosa, dentro al carcere, spesso significa imparare un lavoro. E costruirsi un futuro. «La mancanza di lavoro all'interno è un problema - spiega Tuderti - che può anche innescare episodi di autolesionismo». In ogni reparto ci sono i «lavoranti». La cucina, ad esempio, è gestita da personale interno del carcere coi detenuti. E tutti i detenuti sono fidati (perchè ci sono coltelli in giro, che possono essere usati, impropriamente, non per cucinare). Altri lavoranti sono occupati negli aiuti domestici, vuol dire la pulizia dei luoghi comuni, mentre ogni cella viene pulita da chi la occupa. E quando non c'è il lavoro, c'è tanto altro con cui occupare il tempo. Il tanto tempo che si ha a disposizione in carcere. A parte la scuola, i corsi di informatica, di teatro c'è anche il giornale del carcere Astrolabio, che viene pensato e redatto dagli stessi detenuti. Una piccola finestra del carcere aperta verso l'esterno. Che resta aperta anche grazie alla presenza degli educatori, ai quali i detenuti si rapportano in tutte quelle attività di rieducazione: sei quelli in servizio, due quelli presenti all'interno. «Vengono garantiti colloqui e attività - spiega la dottoressa Di Stefano - il sovraffollamento è un dato di fatto, ma con il nostro lavoro e quello di tanti altri qui all'interno rendiamo questo elemento negativo il più vivibile possibile».



La Nuova Ferrara del 30/12/2011 ed. Nazionale p. 15
I problemi maggiori tra i detenuti comuni

Il sovraffollamento dell'istituto visto dall'osservatorio del garante Marighelli
«Chi è dentro è estremamente povero e ha bisogno di occhiali e protesi ai denti»


I presepi sono dappertutto. Gli alberi di Natale pure. Luci e ancora luci, di festa e auguri. «Ma fare gli auguri ad un detenuto, qui dentro, è diverso, anche per noi», riflette il direttore del carcere Francesco Cacciola, che ci accompagna nella visita, quasi a voler rimarcare l'estrema difficoltà con cui si lavora e si vive qui dentro. Qui dentro, ogni settimana, arriva il garante dei detenuti, Marcello Marighelli, presente alla visita su richiesta del direttore Cacciola. Marighelli dà una lettura meno fredda ai problemi, ai numeri e alle statistiche del sovraffollamento dell'Arginone. «Sono critico sui numeri delle presenze nell'istituto, perchè i numeri parlano di flussi, dimenticando che entrano ed escono delle persone». Marighelli ringrazia la direzione «per non aver trovato nessun ostacolo nella mia attività». Ricorda di aver avuto colloqui con una 50ina di detenuti, e dal suo osservatorio fotografa la situazione. Mette a fuoco che «sui detenuti comuni c'è una concentrazione fortissima», spiega leggendo il dato delle 476 presenze in carcere, detenuti che non occupano gli spazi disponibili, poichè alcune aree sono aperte solo a certi detenuti, mentre i normali vengono compressi. «Dai detenuti ho raccolto una serie di lagnanze, e tra queste il difficile accesso alle misure alternative al carcere». Domiciliari, ad esempio, che spesso le nuove norme impediscono. Ma ulteriori problemi vengono dal fatto che vi è mancanza di soldi e risorse per i detenuti. «La popolazione carceraria - aggiunge Marighelli - è estremamente povera, ha bisogno di aiuti, il volontariato sopperisce, non del tutto». E quando non ci sono risorse, i problemi di salute diventano insormontabili. Le sanità interna al carcere ora è gestita dalla Usl, ma se vi sono difficoltà per chi, all'esterno, chiede prestazioni e cure, immaginate per un detenuto cosa significhi trovare risorse per protesi ai denti, occhiali e altro. «Debbo dire che il volontariato e la stesse farmacie comunali ci hanno dato una mano - sottolinea Marighelli, che può essere contattato alla casella mail: garantedetenuti@comune.fe.it - stiamo lavorando per poter garantire servizi di assistenza odontoiatrica e altro». Il problema resta che dentro si è più poveri dei poveri che sono fuori. Una realtà drammatica che la direzione non nasconde: «L'80% dei detenuti chiede di essere ammesso al lavoro (e guadagnare) ma ci sono liste d'attesa di oltre 10 mesi prima di potere accedere al lavoro, che dura appena un mese». Ma basta per sopravvivere. (d.p.)



La Nuova Ferrara del 30/12/2011 ed. Nazionale p. 15
Siamo agenti con funzioni rieducative

Il nuovo ruolo della polizia penitenziaria e il lavoro del cappellano don Antonio che aiuta tutti

Don Antonio ricorda ancora oggi "Ciuco", un detenuto di colore che dipinse il murales dietro l'altare della cappella all'interno del carcere: «Purtroppo tra i detenuti non ci sono più artisti, ne aspetto altri». Scherza Don Antonio Bentivoglio, cappellano del carcere, perchè in realtà li aspetta tutti, i detenuti. Di tutte le religioni e i colori della pelle. «E' uno dei referenti principali per loro. Anche dal punto di vista religioso», spiegano dalla direzione. E Don Antonio contraccambia: «debbo dire che proprio perchè ci sono rapporti buoni con la direzione, problemi non ci sono qui all'interno. Con gli stessi musulmani, riusciamo a far fronte alle tante richieste ci vengono da loro». Spesso si riesce a far fronte grazie ad un volontariato attivo e all'associazione «Noi per loro» che gestisce un negozio in via Adelardi all'interno del quale vengono venduti manufatti creati e lavorati dai detenuti, artisti. «Purtroppo - ribadisce sempre con ironia - artisti tra i detenuti ora non ce ne sono». Ma ce ne saranno ovviamente. E' il ciclo della vita del carcere. Che deve contenere. Pur con tutti i limiti possibili. «Anche se noi - spiega il comandante Tuderti - cerchiamo di rendere meno afflittiva possibile la permanenza all'interno dell'istituto». «L'agente di polizia penitenziara - rammenta - oggi partecipa alla rieducazione, ne è una pedina fondamentale. Non è più il custode di una volta, si relaziona col detenuto. Vi è un reciproco rispetto tra i due, perchè se si dà, si riceve rispetto, si svolge meglio il proprio lavoro. E nessuno di noi agenti di polizia, giudicherà mai un detenuto».



La Nuova Ferrara del 30/12/2011 ed. Nazionale p. 15
Un "buco" di 50 agenti e nuovi furgoni per le traduzioni

personale e mezzi

I nuovi furgoni sono parcheggiati nel cortile dell'istituto: sono mezzi che hanno sostituito i vecchi furgoni cellulari che avevano anche 500mila chilometri nel motore. Mezzi che servono al personale del servizio «Traduzioni» per fare su e giù per lo stivale, trasferendo i collaboratori di giustizia nelle sedi dei processi o degli interrogatori. Gli addetti della polizia penitenziaria all'interno del carcere dell'Arginone, secondo i numeri resi noti dal nuovo comandante il commissario Paolo Teducci, a Ferrara da 8 mesi, sono di 184 unità a fronte di un organico di 236 uomini: quindi una carenza di oltre 50 unità. Di questi 14 sono del Nucleo traduzioni, quello dei cellulari su e giù per l'Italia, che fino a ieri partivano non sapendo se tornavano(visto i mezzi che avevano). Un servizio fondamentale in un carcere (tutti i detenuti verso il tribunale di Ferrara o in altre sedi) ma soprattutto impegnativo: tanto per dare l'idea, la scorta di un collaboratore di giustizia comporta l'impiego di 5 agenti . Dunque, numeri risicati, per una coperta sempre più corta. «Si sopperisce a tutto questo - spiega il comandante Teducci - grazie agli sforzi che fa il nostro personale». «Ma non vogliono essere parole di circostanza - speiga - Il mio elogio va al personale interno poichè lavorando bene con i detenuti questi ci danno una mano, riducendo i problemi che si possono creare in una situazione difficile come quella di un carcere».

La Nuova Ferrara del 23/11/2011 ed. Nazionale p. 12
Prigioni, l'appello dei Garanti

Corleone: «Serve un sottosegretario all'amministrazione penitenziaria»

Parte da Ferrara l'appello rivolto al nuovo governo Monti dal 'Coordinamento Nazionale dei garanti territoriali dei diritti delle persone limitate nella libertà personale' di un Sottosegretario alla Giustizia che sia un esperto della questione carceraria. La richiesta, chiara e netta, è emersa ieri al termine della riunione che aveva visto nella sala Zanotti del Municipio - ospiti del Garante ferrarese Marcello Marighelli e in rappresentanza degli oltre trentasei Garanti attivi a livello nazionale - i Garanti di Torino, Bolzano, Vicenza, Rovigo, della Regione Toscana e il difensore civico della Regione Emilia Romagna. La riunione era presieduta dall'on. Franco Corleone, che in qualità di coordinatore nazionale cura i rapporti con il Parlamento, il Governo, la Conferenza delle Regioni e con il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. «Abbiamo apprezzato le prime dichiarazioni della neo Ministra della Giustizia Paola Severino che sottintendono sensibilità e conoscenza del problema carcerario. - affermano nel loro appello il Garanti territoriali - Dichiarazioni che riteniamo essere in continuità con le importanti affermazioni dello scorso luglio espresse dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il sistema penitenziario è afflitto da problemi enormi che richiedono iniziative immediate. Assistiamo da tempo sgomenti a un sovraffollamento che rende intollerabili le condizioni di detenzione. Preoccupante è il numero di suicidi e di morti tra i detenuti. Le condizioni igienico-sanitarie degli istituti di pena sono molto gravi. Il personale è affaticato e sotto-dimensionato. È necessario - rimarca l'appello - che il sistema della esecuzione della pena abbia una guida istituzionale forte. Per questo chiediamo al Presidente del Consiglio senatore Mario Monti di nominare un sottosegretario alla Giustizia con delega alla amministrazione penitenziaria che sia autorevole, indipendente, appassionato, esperto anche a livello internazionale». Sono 67.500 i detenuti nelle carceri italiane, segnale di un sovraffollamento determinato in gran parte dal nostro sistema normativo, ha ricordato poi l'on. Franco Corleone. «La nostra richiesta al nuovo Governo è di intervenire al più presto su alcuni nodi importanti che condizionano pesantemente la situazione dei reclusi. Occorre incidere prima di tutto sul sovraffollamento, non costruendo nuove carceri, bensì cambiando le leggi criminogene oggi in vigore e avviando percorsi di reinserimento attraverso le comunità per tossicodipendenti, consumatori di sostanze stupefacenti e così via. Bisogna poi puntare al superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e andrebbe usata meglio e di più la legge per la detenzione domiciliare che ha finora interessato 3.500 detenuti».



QN - Il Resto del Carlino del 23/11/2011 ed. Ferrara p. 6
«È ASSURDO tenere in carcere persone che hanno commesso reati di droga ...

«È ASSURDO tenere in carcere persone che hanno commesso reati di droga o chi smercia cd falsi. Per questi non serve la prigione ma misure alternative. In questo modo si eviterebbe il sovraffollamento dei penitenziari». Queste le parole del responsabile del Coordinamento nazionale dei Garanti territoriali per i diritti dei detenuti, Franco Corleone, riunitosi ieri a Ferrara. Parte così, dalla città estense, dove i detenuti al 30 settembre 2011 erano 467, un appello indirizzato al nuovo Governo, e firmato da tutti i responsabili del Coordinamento. «Chiediamo la nomina di un valido sottosegretario per il carcere. La richiesta al fine di attuare quelle politiche necessarie a garantire il benessere dei detenuti». Diritto alla vita, alla salute e alla reintegrazione, le prerogative alla base del testo elaborato. «Non bisogna costruire nuovi penitenziari per evitare che più persone vengano chiuse in una cella, credo invece che sia necessario cambiare le regole in materia di crimini. E' opportuno rivedere alcune leggi», spiega Corleone. E ancora: «La formula dei domiciliari potrebbe essere un valido aiuto al sovraffollamento. Come questa possono esserci tante alternative. Costa meno la retta di una comunità che un giorno in carcere». Dello stesso parere il garante di Ferrara, Marcello Marighelli, Livio Ferrari di Rovigo, Franca Berti di Bolzano, Federica Berti di Vicenza, Mariapia Brunato di Torino e Sandro Mardagara della Regione Toscana. A votazione unanime è stato così firmato l'appello dove si richiede anche un incontro con esponenti del Ministro della Giustizia e della Magistratura di sorveglianza. Il garante è un organo che in ambito penitenziario ha funzioni di tutela delle persone private, o limitate, della libertà personale. In Italia non è ancora istituita la figura di un garante nazionale per i diritti dei detenuti, ma esistono quelli regionali, provinciali e comunali. Oggi questa figura è presente in 22 paesi dell'Unione europea e nella Confederazione Elvetica. I garanti ricevono direttamente dai detenuti segnalazioni sul mancato rispetto della normativa penitenziaria, su eventuali diritti violati o parzialmente attuati. E' ascoltando chi è in carcere, «vivendo ogni giorno queste realtà che sappiamo cosa manca nei penitenziari», spiega Federica Berti. Basta a «corpi ammassati in una cella, come animali in gabbia». Cura della salute e della persona, studio, lavoro, possibilità di rimanere a contattato con la società esterna, ricerca di attività quotidiane da offrire: questi i punti salienti dell'appello. «Chiediamo al nuovo Governo rispetto e attenzione per il problema. Da questo incontro possono partire i presupposti per un cambiamento», conclude Livio Ferrari. Angela Carusone



La Nuova Ferrara 10/10/2011

Galera, carcere, gattabuia, cella e sole a scacchi. Sono solo alcuni dei termini che si usano quando si parla di una struttura penitenziaria. La riproduzione della cella allestita in piazza Trento Trieste, ieri, ha chiuso i battenti. Portando con sé buonissimi risultati. Inaugurata il 30 settembre, in concomitanza con il primo giorno di Internazionale e il primo incontro presso la libreria Mel Bookstore per "Un libro dietro le sbarre", la cella ha svolto un'importante funzione di sensibilizzazione verso i cittadini comuni, giovani e non, che del carcere sanno poco o niente. Grazie a questa riproduzione, la gente è potuta entrare in uno spazio di sei metri per quattro, sostare all'interno in gruppi da cinque o sei persone per avere un'idea più o meno tangibile di cosa significhi convivere in spazi così angusti per tante ore al giorno e, a volte, per tanti anni. Il difensore civico Daniele Lugli si è detto soddisfatto del risultato ottenuto «Certo sarebbero necessarie ulteriori campagne informative e altri progetti, ma l'affluenza di persone in visita non è affatto mancata». Fondamentale è stato il coinvolgimento delle scuole. I "pionieri" dell'istituto tecnico Copernico di Ferrara, hanno spianato la strada ad altre scuole che hanno visitato la struttura ("Carducci", "Einaudi" e "Ipsia" di Porto Maggiore). Quattro scuole superiori, dodici classi, per un totale di circa trecento partecipanti. «Ho accompagnato personalmente nove classi - dice Lugli- spiegando il problema del sovraffollamento carcerario e i vari aspetti della vita dei detenuti. Altre tre classi sono state seguite da Marcello Marighelli, Garante dei detenuti di Ferrara e Provincia e da Francesco Colaiacovo, Presidente del consiglio comunale di Ferrara». Le associazione che hanno supportato l'iniziativa sono state "Amnesty International Italia", "Germoglio", "Renata di Francia" e "Viale K" . Samuele Govoni



La Nuova Ferrara 05/10/2011
Gli studenti visitano la cella in piazza

Aperta fino a domenica prossima. Previste lezioni con docenti di Giurisprudenza

Prosegue fino a domenica 9 ottobre la presenza di una cella in piazza Trento Trieste. Centinaia i visitatori che hanno fatto capolino nei tre giorni del Festival di Internazionale e numerose le iniziative in programma questa settimana. Già lo scorso lunedì due classi dell'ITI Copernico-Carpeggiani sono venute in visita, accolte da Daniele Lugli, difensore civico della Regione Emilia-Romagna e principale promotore dell'iniziativa insieme al CSV di Ferrara e al Garante dei detenuti. Altre due classi sono attese oggi dal Liceo Carducci ed altrettanto sabato mattina, quando troveranno ad accoglierle Marcello Marighelli, Garante dei detenuti di Ferrara, e Francesco Colaiacovo, presidente del consiglio comunale. Difficile descrivere l'atteggiamento dei molti visitatori: c'è chi dopo pochi minuti in cella sente salire l'angoscia e chi la reputa una camera d'albergo ancora troppo spaziosa, e i loro diversi pensieri sono registrati, bianco su nero, sul cartellone di lato. Ma se scopo della cella era far parlare del carcere avvicinandolo alla quotidianità delle persone normali, l'esperimento è certamente riuscito. Incuriosisce la routine del detenuto, dai pasti alla possibilità di privacy, e le piccole privazioni colpiscono ancor più dei suicidi in carcere o dell'insufficiente intervento di rieducazione. L'iniziativa è resa possibile dai volontari che, insieme ai promotori, si alternano nella cella. Coinvolte l'associazione evangelica Renata di Francia, Amnesty International, la cooperativa sociale Il Germoglio, la Scuola Forense e l'associazione Viale K. Nella cella sono inoltre previste lezioni in piazza con docenti della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Ferrara, oggi alle 18 con Francesco Trapella (Uso e abuso della custodia cautelare) e Cristiana Valentini (Carcere: la sfida della sopravvivenza), alle 19 letture teatrali con Marcello Brondi e domani alle 18 con il gruppo Tasso; sabato alle 18 con Andrea Pugiotto (La Costituzione dietro le sbarre). Presso la cella è infine possibile un contatto diretto con il Difensore civico regionale. Un'apposita buchetta postale e la presenza pressoché costante del difensore o dei suoi collaboratori garantiscono a tutti i cittadini la possibilità di esporre le proprie difficoltà con pubbliche amministrazioni o servizi pubblici e di richiedere un intervento.



QN - Il Resto del Carlino 30/09/2011
Un libro dietro le sbarre: carcere, pena (e dintorni)

IL CARCERE, la pena, la sua dimensione costituzionale, la sua effettività. Quattro libri di recente pubblicazione. Quattro autori. Un tema comune di grande attualità per tutti e anche per la nostra città. È questa la formula del ciclo di incontri «Un libro dietro le sbarre. Carcere, pena (e dintorni) nelle pagine di recenti volumi», organizzato dal dottorato in diritto costituzionale e dal dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università di Ferrara, che parte oggi alle 17,30 e che proseguirà venerdì 7, martedì 18 e venerdì 21 ottobre sempre alla stessa ora alla libreria Melbookstore. «IL PROGETTO - afferma il professor Andrea Pugiotto, ordinario di Diritto costituzionale di Unife - è pensato come occasione di apertura universitaria alla città su un tema importante come quello del carcere. Un ciclo di incontri che vuole offrire elementi razionali di conoscenza, diffusa e informata sui problemi e le relative cause, della condizione carceraria e circa il rapporto tra Stato, comunità carceraria e vittime del reato secondo i principi e le regole della nostra Costituzione. «Per l'intera durata dell'iniziativa - prosegue - sarà inoltre allestita in piazza Trento e Trieste una riproduzione in scala reale di una cella, arredata come le patrie galere, dove i cittadini saranno invitati ad entrare e a fermarsi a gruppi di cinque-sei, come esperienza cognitiva del sovraffollamento carcerario. La cella in piazza sarà anche il perno di un programma di iniziative gestite dal Difensore civico della Regione Emilia Romagna, dal Garante per i detenuti di Ferrara e dalla sezione ferrarese di Amnesty International». OGGI sarà Pietro Costa a presentare «Il Diritto di uccidere. L'enigma della pena di morte» (Feltrinelli 2010). Ne discuteranno con l'autore, alla presenza del Rettore Pasquale Nappi, Andrea Pugiotto e Riccardo Noury, Portavoce di Amnesty International Italia, con il coordinamento di Paolo Veronesi, Associato di Diritto Costituzionale di Unife.



La Nuova Ferrara 06/07/2011
LE VITTIME SENZA NOME DEL CARCERE

Dobbiamo riconoscerlo: è grazie al leader dei Radicali Marco Pannella, non alla sinistra, né ai cattolici, se l'Italia scopre oggi di doversi vergognare, ancor di più che del clima romano da basso impero, per la situazione carceraria del nostro paese. L'assunto "lontano dagli occhi lontano dal cuore" si sta infrangendo contro un grido disperato che denuncia in Italia una situazione disumana, che riguarda uomini e donne, detenuti e guardie carcerarie. Un clima tanto più inaccettabile quanto più spesso al "senza nome", magari straniero e stupratore, come tutti vorremmo fossero i detenuti, si sostituisce una persona, uomo o donna, con nome e cognome, figlio o genitore, magari in attesa di giudizio, ladro o ladra per fame o ambulante sudanese che ha strattonato l'agente che gli sequestrava ( giustamente) la merce contraffatta. Centinaia, migliaia, di storie personali che i media stentano a far emergere dalle più tranquillizzanti notti rosa e dalle copertine da spiaggia di queste settimane, ma che la battaglia promossa da Marco Pannella ci ha costretto ad ascoltare. Vince la vita che straripa dalle celle anche quando non profuma di jet set, il dramma si impone alla politica, ma ancor prima alla coscienza, altrimenti sarebbe oggi un inutile esercizio. E questo avviene tutt'altro che lontano, a pochi metri anzi dalle nostre finestre, nei carceri disseminati in tutto il paese, dove chi meglio chi peggio, ciascuno ha il suo bell'elenco di suicidi, di sopraffazioni, di sofferenze che, quando la vita non lo abbia già fatto, segneranno per sempre la vita anche di giovani immigrati e non quando per strada ritorneranno, prima o poi, tutt'altro che riabilitati.
Occorre riflettere almeno un istante su un ministro della giustizia che afferma che è il premier vittima della giustizia (tutto volutamente minuscolo), mentre anche tanti paesi in via di sviluppo potrebbero darci lezioni di politica carceraria ( e forse d'altro). Allora, pur invitando i partiti riformisti, quelli che ancora credono che la politica si debba occupare di chi ha meno e non di chi ha già troppo, in assenza di un dibattito culturale sul tema, in assenza di letteratura, di cinematografia che dia voce ai reclusi costretti a dormire per terra, tocca ancora una volta a noi, a ciascuno, fare quello che è giusto fare. Ci tocca e ci toccherà ancor di più se il carcere di Ferrara verrà effettivamente raddoppiato, ma nessuna città potrà ignorare il problema nei prossimi mesi, in assenza di provvedimenti di sostanziale riforma del sistema carcerario, di depenalizzazioni di reati che la magistratura neppure ha la forza di perseguire, di risorse per il personale, che vive lo stesso identico dramma dall'altra parte delle sbarre. Parlare di amnistia non è altro che ammettere una sconfitta di chi ci governa, ma la mancanza di realismo non possiamo farla pagare oltre il lecito, occorre disvelare il fariseismo di chi a tutti i costi non si vuole accorgere dell'amnistia di fatto che da anni attraversa la giustizia, costretta per mancanza di risorse e norme a selezionare a monte i reati da perseguire trasformando questo paese in una grande roulette dove a seconda dell'ufficio, della città, della sorte sei libero oppure sei morto. Tiziano Tagliani , sindaco



La Nuova Ferrara 25/02/2011
Il carcere dell'Arginone deve raddoppiare
Il governo ha deciso e il Comune non può mettere bocca. Tagliani: «Serve prima un confronto»

Il governo ha deciso che il carcere dell'Arginone deve raddoppiare e ha informato il Comune, che a questo punto dovrebbe inviare un parere pressochè ininfluente. A Tagliani questa idea del "prendere o prendere comunque" a scatola chiusa non sembra molto corretta.
Franco Ionta, il commissario delegato dal dl governo, informa che il piano carceri messo a punto un anno fa dal governo per contrastare l'affollamento delle carceri prevede la realizzazione di undici carceri e di una ventina di padiglioni dislocati in 10 Regioni e che un intervento riguarda il Comune di Ferrara dove sarà costruito un nuovo padiglione da 200 posti all'interno dell'area della Casa circondariale. Poichè non sussistono vincoli urbanistici (come ha già appurato il ministero di Grazia e Giustizia consultando gli uffici comunali), e l'area è già di proprietà demaniale, il commissario chiede al Comune di esprimere d'intesa con la Regione un «parere favorevole».
La richiesta del parere non è confortata da nient'altro: non c'è un progetto, non c'è un disegno di come sarà questa ala aggiuntiva.
«Ci chiedono di dare un parere nel giro di 7 giorni come se fosse una mera formalità, mentre la questione è sostanziale - dice Tagliani -, un intervento come quello prospettato ha un sicuro impatto sulla città. Sarebbe opportuno ragionare con il commissario, avere un confronto». Tagliani ha già contatttato la presidenza della Regione affinchè concordi un incontro tra il commissario Ionta e i sindaci dei Comuni emiliano romagnoli coinvolti nel piano carceri.
Il confronto con il commissariom, secondo Tagliani, sarebbe utile anche per comprendere quali concreti effetti avrebbe l'allargamento del carcere sulla popolazione carceraria e sul personale di servizio. Attualmente i detenuti sono troppi e il personale pericolosamente al di sotto delle necessità. «Tra amministrazione della Casa circondariale e amministrazione comunale i rapporti sono buoni - afferma Tagliani - e conosciamo bene le problematiche del nostro carcere, il quasi raddoppio potrebbe essere l'occasione anche per risolvere le attuali carenze, per affrontare al meglio le questioni di carattere educativo e del reinserimento dei detenuti nella società». A Tagliani, con tutti i grattacapi che ha, del raddoppio dell'Arginone avrebbe fatto volentieri a meno, ma se deve proprio essere almeno che in qualche modo il Comune ci possa mettere bocca. «Non sappiamo nemmeno tempi e modi dell'appalto».
Nel carcere attuale (dati del garante dei detenuti Federica Berti) i posti regolamentari sono 235 con una tolleranza di 446; ma l'effettiva capienza è di 383. I detenuti alla data del 5 gennaio erano 501 (243 stranieri e 258 italiani): 118 in più del tollerabile, 266 in più della regola. Marcello Pradarelli



La Nuova Ferrara 23/02/2011
Carceri affollate Un crimine contro l'umanità

La stampa ferrarese parla di una lettera (che purtroppo non ho potuto leggere) redatta nei giorni scorsi da alcuni detenuti del carcere dell'Arginone. In essa si critica in primo luogo la cosiddetta legge svuota carceri e in particolare il comportamento del magistrato di sorveglianza. E si criticano infine anche educatori, psicologi e il garante per i diritti dei detenuti; si salva solo il personale di polizia penitenziaria.
Su questo alcune considerazioni. Lo stato delle carceri italiane rappresenta una sempre più insostenibile e scandalosa emergenza umanitaria con violazione sistematica dell'articolo 27 della Costituzione, sistematica impossibilità di rieducazione del condannato e sistematica violenza contro le persone che vivono il carcere.
Oggi le carceri rappresentano una comunità dolente e oggetto di violenza da parte dello Stato e che coinvolge detenuti, polizia penitenziaria, medici, infermieri, psicologi, educatori, assistenti sociali, garanti dei diritti dei detenuti e altre figure ancora.
E tutti, ripeto tutti, questi soggetti collaborano con generosità, ognuno per la sua parte e competenza, al tentativo di rendere più umana o almeno meno disumana la vita di tutti in carcere. In questo contesto di certo nessuno degli operatori merita di essere classificato di serie A o di serie B, come sembra argomentare la lettera di cui si parlava, con considerazioni sulla cui assoluta spontaneità manifesto qualche minimo dubbio e sicuramente ingenerose verso operatori che in gran parte agiscono in condizioni quasi insostenibili di disastro strutturale.
Intanto sale a quota 15, di cui 8 suicidi, il totale dei detenuti deceduti in carcere dall'inizio del 2011: 6 di loro avevano meno di 30 anni e altri 7 un'età compresa tra i 32 e i 39 anni. Per i Radicali l'attuale situazione carceraria è un crimine da Corte penale internazionale di cui è pienamente responsabile lo Stato italiano.
Mario Zamorani Presidente Radicali Ferrara



La Nuova Ferrara 19/02/2011
La legge non viene rispettata

Sono un gruppo di detenuti del carcere dell'Argionoe, e hanno scritto alla città per denunciare ciò che per loro è una non applicazione della nuova legge, la cosidetta «svuota carceri» che prevede di scontare l'ultimo anno di detenzione agli arresti domiciliari e che prevede risposte entro 5 giorni a chi presenta l'istanza: «Vogliamo denunciare il fatto che ciò non viene rispettato». Secondo i detenuti, il magistrato di sorveglianza ha agito in modo restrittivo «rigettanto il 97% delle richieste con scuse sempre diverse». Ma non solo questo: «Vogliamo denunciare lo scarso interessamento degli operatori interni: educatori, psicologi, e garante per i diritti dei detenuti, i quali a nostro avviso, non svolgono, deontologicamente parlando, i loro doveri»
«Vogliamo denunciare - dicono in modo collettivo - tutto questo attraverso il vostro giornale perchè si tratta non solo della nostra libertà, delle nostre famiglie e dei nostri bambini, ma anche di far rispettare quella legge che quando noi la infrangiamo paghiamo con la vita».



Il Resto del Carlino del 18/02/2011
La rabbia dei detenuti: «La legge non viene rispettata»

LA LETTERA arriva direttamente dall'Arginone. Chi scrive è un gruppo di detenuti. L'oggetto, il decreto ''svuota carceri'' che non sarebbe rispettato. «Stiamo scontando una pena - scrivono - definitiva per vari reati, ma non gravi. Tutti noi potremmo usufruire dei vari benefici previsti dalla legge, ad esempio il cosiddetto ''svuota carceri'' che cita testualmente: il magistrato di sorveglianza deve rispondere entro 5 giorni a chi presenta istanza». Secondo chi scrive, però, il tutto non verrebbe rispettato. «Inoltre - dicono -, il tribunale di sorveglianza di Bologna non prevede alcun provvedimento contro il magistrato di sorveglianza che, oltre a non rispondere alle istanze dei detenuti, agisce sempre, o quasi, in modo a dir poco restrittivo rigettando il 97% delle richieste con scuse sempre diverse». MA NEL mirino finiscono anche operatori interni, educatori, psicologi dell'Arginone, oltre al garante per i diritti dei detenuti, i quali «non svolgono deontologicamente i loro doveri». E cioè «seguire e rieducare in tempi ragionevolmente brevi, redarre le relazioni di sintesi e spedirle al tribunale di sorveglianza, sollecitandolo in caso di ritardo». QUESTO però, secondo i detenuti, «non viene fatto». In gioco, scrivono ancora, «c'è la nostra libertà, quella delle nostre famiglie e dei nostri figli». Ma anche il «rispetto di quella legge che, quando la infrangiamo, paghiamo con la nostra vita». L'unica istituzione «che ci ascolta dentro il carcere - chiude la missiva - è il personale di polizia penitenziaria, per quanto loro possibile».



Il Resto del Carlino 14/01/2011
SOVRAFFOLLAMENTO
Problemi strutturali, carenza di lavoro e spesso di prospettive personali. Disagio psicofisico, e di conseguenza sociale.

E' la 'fotografia' che il Garante dei Detenuti Federica Berti consegna alle istituzioni locali e, di riflesso, alla collettività. IL DOSSIER che lunedì sarà illustrato in Consiglio comunale, sviscera tutte le difficoltà della struttura dell'Arginone, a partire da quelle determinate dalla popolazione dei reclusi. Al 5 gennaio scorso, i detenuti erano complessivamente 501, dei quali 243 stranieri e 258 italiani. «Va registrato il notevole aumento di detenuti con età inferiore ai 25 anni - scrive la Berti -, che si attestano attorno al 20% della popolazione detenuta, costituita da diversi elementi di difficile gestione». Ma le professionalità presenti nell'istituto (dai dirigenti agli agenti di custodia, alle figure di supporto) «riescono a costruire rapporti di rispetto reciproco», afferma il Garante. Resta però il fatto del sovraffollamento, peraltro comune alle carceri italiane: i posti regolamentari sono 235, con una tolleranza di 446. In realtà l'effettiva capienza tollerata è di 383 detenuti, prosegue la Berti, in quanto vanno tolte «4 celle chiuse per inagibilità, i 36 posti della sezione 'semiliberi' attualmente usufruita da soli due detenuti, i 56 posti della sezione 'collaboratori di giustizia' oggi con 36 presenze». Queste ultime due sezioni, evidentemente, non possono essere utilizzate per i detenuti comuni: quindi il sovraffollamento oltre la capienza tollerata è di 118 unità in più (e di ben 266 oltre quella regolamentare). I NUMERI, pur espliciti, descrivono la realtà in modo arido. E la realtà, nel carcere cittadino, è tale per cui «il sovraffollamento impedisce gli standard idonei a mantenere un buono stato di salute psicofisica - osserva Federica Berti -, gli ambienti in cui i reclusi si ritrovano a vivere non consentono neppure un'attività fisica semplice come la deambulazione nelle celle, impedita dallo spazio insufficiente. Le celle, infatti, predisposte strutturalmente per accogliere una singola persona, attualmente ne ospitano fino a tre». Questa situazione determina l'aumento del disagio sia di carattere psicologico, sia di patologie fisiche. Un problema emergente riguarda quelle di carattere ortopedico: «C'è grande preoccupazione fra i detenuti - sottolinea il Garante - per l'alta frequenza delle patologie di origine traumatologica»; alle complicanze per la salute si aggiungono quelle burocratiche, visto che «spesso l'ortopedico prescrive cicli di fisiochinesiterapia che il servizio sanitario nazionale fornisce solo previo il nulla osta del fisiatra». Ma per i detenuti dell'Arginone, «alla difficoltà per la traduzione per la prima visita presso quest'ultimo - prosegue la relazione della Berti -, si aggiungono i lunghissimi tempi di attesa per gli eventuali cicli di cura». IL SOVRAFFOLLAMENTO non è peraltro destinato a calare. Anzi nella casa circondariale cittadina è prevista - ma al momento bloccata dalla carenza di fondi - la realizzazione «di un ulteriore blocco per altri 200 posti, che comporterà la riduzione anche degli spazi esterni». In teoria, questa struttura supplementare sarà conforme ai nuovi criteri dell'edilizia penitenziaria, «quindi ogni cella avrà al suo interno acqua calda e bagno con doccia». Un sogno, o addirittura un'utopia visto che attualmente «i locali doccia non sono stati adeguati, e risultano insufficienti nelle sei sezioni di 26 celle - sottolinea il Garante -; anche i tetti dell'istituto necessitano di restauro; purtroppo, alle segnalazioni fatte non è seguita alcuna azione di intervento. Perciò quattro celle risultano inagibili, aumentando il problema del collocamento delle persone» Stefano Lolli



Il Resto del Carlino 14/01/2011
SOVRAFFOLLAMENTO
Per gli agenti aumenta soltanto lo stress.

CELLE strapiene, ma resta l'emergenza dell'organico anche per gli agenti di custodia. Nel 2010, come si ricorderà, sono stati assegnati al carcere cittadino alcuni agenti in più. Ciò non ha attenuato di molto i problemi, secondo quanto rileva il Garante Federica Berti. L'organico attuale è complessivamente di 192 unità assegnate dal Ministero, ma di queste soltanto 167 sono effettivamente in servizio (altre 17 sono distaccate ad altri istituti e allo stesso Ministero, 8 invece hanno malattie irreversibili riconosciute). «Dei 167 in servizio, gli operativi sono poi 153 per 501 detenuti - sottolinea la Berti -, in quanto vanno tolti i 14 agenti adibiti al nucleo per le traduzioni dei reclusi, richieste dall'autorità giudiziaria presso i tribunali. Ad esempio, i collaboratori di giustizia spesso vanno accompagnati sino in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia». La carenza di personale, perciò, è evidentissima: in teoria, a fronte di 250 detenuti, servirebbero 236 unità. All'Arginone oggi c'è esattamente il doppio dei reclusi, e mancano 83 agenti rispetto allo standard ottimale minimo. LA BERTI evidenzia la professionalità e la dedizione del personale, dal direttore Francesco Cacciola al comandante della Polizia Penitenziaria Giuseppe Battaglia, sino ai singoli agenti di custodia: ma le condizioni di lavoro sono oggettivamente molto difficili. «Il personale è tuttora di un'unità per sezione, con 90 metri da percorrere e un alto numero di persone da sorvegliare, con estrema responsabilità e stress». Grandi e piccoli problemi si sommano: «Il personale rimane ancora sprovvisto di un telefono 'cordless'», evidenzia la Berti che già peraltro l'anno scorso aveva chiesto di risolvere questo aspetto operativo. LE PROSPETTIVE di rinfoltire la schiera degli agenti, come si è visto l'anno scorso quando era esploso il disagio ed erano state attuate anche iniziative da parte del sindaco e dei parlamentari ferraresi, non sono comunque rosee. Anzi. «Cresce la preoccupazione che il personale in servizio non venga incrementato - conclude il Garante - neppure a seguito della costruzione del nuovo padiglione da 200 posti, che comporterebbe un aumento delle sezioni detentive da 7 a 12, con un aumento esponenziale delle esigenze di sorveglianza». Stefano Lolli



QN Il Resto del Carlino 14/01/2011

SI AVVIA a conclusione il mandato triennale del Garante dei Detenuti Federica Berti: uno dei 17 in carica sul territorio italiano. Un numero ancora molto esiguo, che evidenzia perciò l'attenzione delle istituzioni ferraresi (la carica è stata istituita di concerto fra Comune e Provincia). Al termine della propria relazione, perciò, la Berti lancia alcune proposte operative; non potendo evidentemente incidere sul numero dei detenuti e sull'organico della polizia penitenziaria, focalizza alcuni aspetti di carattere sociale. Suggerendo ad esempio «l'ampliamento dello Sportello Stranieri, visto che la presenza di detenuti non italiani è sempre più crescente». Poi, incentivare «la cultura della mediazione socio-sanitaria, riprendere ed attivare progetti sulla 'genitorialità'». A fronte dell'estrema difficoltà di garantire un lavoro - e di conseguenza qualche piccola forma di reddito - per i detenuti, la Berti propone di «attivare uno Sportello di orientamento al lavoro, per aggiornare e formare i detenuti in previsione del loro futuro ritorno nella società». A proposito di lavoro, quello espletato all'interno del carcere è largamente insufficiente: «Attualmente nella Casa Circondariale l'unica attività lavorativa in essere - si legge nella relazione -, è quella del riciclaggio degli elettrodomestici, con l'impiego di 4 detenuti in 'borsa lavoro' erogate dall'Azienda Servizi alla Persona, e 2 detenuti in tirocinio formativo, con compenso erogato dalla Provincia. Per tale laboratorio, ha già preso corpo un'ipotesi di ampliamento ad altri settori, quali il recupero ed il riutilizzo dei computer e delle biciclette». Ancora poco, però: «Il numero delle persone che accedono a questo lavoro è largamente insufficiente ad arginare il problema dell'inoccupazione delle persone recluse», chiude la Berti. Che chiede, tornando alle proposte operative lanciate alle istituzioni, «di intervenire anche a livello politico sulla 'territorializzazione' della pena, per rispettare il diritto agli affetti del detenuto e dei suoi framiliari».



QN Il Resto del Carlino 14/01/2011

GLI STRANIERI reclusi all'Arginone sono complessivamente 243. Ciò comporta anche particolari attenzioni sotto il profilo del vitto e delle tutele religiose: nella lista degli alimenti appartenenti al cosiddetto 'sopravvitto' sono presenti le carni macellate nel pieno rispetto dei dettami della cultura musulmana. Sono 100-110 i detenuti che professano inoltre questa religione, e che settimanalmente frequentano il locale adibito a moschea, all'interno del carcere. La percentuale di cittadini stranieri all'interno delle prigioni italiane (il 38% su scala nazionale, quasi il 50% nella casa circondariale di Ferrara), presenta «problematiche molto complesse e di difficile soluzione - sottolinea la relazione del Garante -; è in questa fascia di popolazione detenuta che si registra infatti la media più elevata di gesti di autolesionismo, con probabilità in relazione all'assenza della famiglia e degli amici, ed alla mancanza di un sostegno sia affettivo che materiale». Per quest'ultimo aspetto, la Berti ha parole di apprezzamento per alcune iniziative di supporto, garantite da enti e associazioni; si va dal materiale sanitario e farmaceutico fornito dall'Afm all'inserimento del carcere tra i beneficiari del progetto 'Brutti ma buoni' di Coop Estense (che recupera alimentari ancora integri). Fino all'attività dell'associazione 'Noi per loro' promossa dal cappellano delle carceri don Antonio Bentivoglio: un negozio di via Adelardi vende oggetti per la casa e piccola bigiotteria, il cui ricavato netto (alcune migliaia di euro nel 2010) è destinato proprio ai detenuti.



QN Il Resto del Carlino 14/01/2011

LA RELAZIONE del Garante dei Detenuti Federica Berti, già consegnata a sindaco, giunta e capigruppo, sarà illustrata formalmente nel corso della seduta di Consiglio comunale in programma lunedì dalle 15.30. Il dossier, di una quarantina di pagine, riporta dati, un repertorio di incontri e attività svolti dall'insediamento del Garante, collaborazioni attivate con vari organismi cittadini e si conclude con alcune proposte operative per ridurre problemi e disagi.



Il Resto del Carlino 10/01/2011
CAOS CARCERE
L'allarme della Uil-Pa. In regione 1932 detenuti in più

SOVRAFFOLLAMENTO, ma anche suicidi e tentati suicidi, scioperi della fame, aggressioni alle guardie e atti di autolesionismo. Nelle carceri dell'Emilia-Romagna, nel 2010, questi problemi si sono imposti con forza. Lo documenta un'analisi della Uil che parte proprio dall'ennesimo allarme sovraffollamento: alla fine dello scorso dicembre nei penitenziari della regione c'erano 1.932 detenuti in più rispetto alla capacità ricettiva massima consentita di 2.394. «Al 31 dicembre - dice Eugenio Sarno, segretario generale della Uil-Pa Penitenziari - in regione erano presenti 4.326 detenuti (4.209 uomini, 137 donne), con una media dell'indice di sovraffollamento attestata all'81,5% che pone l'Emilia-Romagna al secondo posto delle regioni con il piu' alto indice di affollamento penitenziario». Il carcere di Piacenza (138,2%) è l'istituto che in regione ha il più alto indice di affollamento (424 presenze contro le 178 autorizzate), seguito dalla Dozza di Bologna (124,7%, 1.117 reclusi contro un tetto di 497), dalla casa circondariale di Reggio Emilia (115,9%; 285 presenze invece di 132) e da Ravenna (113,6%; 126 contro le 59 ammesse). Meglio non va a Ferrara dove i detenuti sono stati anche 550 laddove la capienza regolare si ferma a 256 e quella tollerata a 466. Dai dati del sovraffollamento si passa ai suicidi e ad altre situazioni critiche del 2010. «Negli istituti di pena dell'Emilia Romagna - aggiunge infatti Sarno - si sono verificati cinque suicidi (due a Reggio Emilia; uno a Bologna, Parma e Ravenna)» e 66 casi di tentato suicidio: 19 a Bologna, 14 a Reggio Emilia, 10 a Parma, cinque a Forlì e Modena, tre a Rimini, due a Ferrara e Ravenna, uno a Castelfranco Emilia e Saliceta S.Giuliano.

Ultima modifica: 03-12-2012
REDAZIONE: Monica Tansini
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