a cura di:
Paola Ferrari e Annarosa Tuliozi Docenti di Sostegno Specializzate
Scuola
Media "Galileo Ferraris" - Modena giugno 1999
INTRODUZIONE
CAPITOLO PRIMO
Nelle aziende e nei servizi oggi si sente parlare
sempre più spesso di Qualità. Sigle come CQ (Controllo di
Qualità), CTQ (Controllo Totale di Qualità), CWQC (Company-Wide
Quality Conrtrol) sono oramai diventate familiari in campo aziendale e
stanno facendo la loro comparsa anche nei servizi pubblici.
Anche il mondo della scuola si è interessato
in questi ultimi anni dell’argomento Qualità, anche in preparazione
alla nuova riforma legata all’autonomia degli istituti.
Questo nuovo approccio rende necessario un cambiamento
di prospettiva e di mentalità: l’utente del servizio diventa cliente
del servizio, la sua soddisfazione e i suoi bisogni vengono messi al centro
dell’attenzione.
Nel nostro lavoro procederemo analizzando in primo
luogo il concetto di Qualità, così come viene inteso oggi
dalle principali correnti di studio di teoria delle organizzazioni. Presenteremo
in seguito una serie di criteri per la progettazione di questionari, intesi
come strumenti maggiormente idonei per l’individuazione e la valutazione
dei bisogni, della qualità percepita e della qualità attesa.
Infine analizzeremo il questionario proposto dalla
Scuola Media Statale "G. Ferraris" di Modena, evidenziandone punti di forza
e di debolezza e proponendo alcune possibili modifiche alla luce dei criteri
elencati nel secondo capitolo.
CAPITOLO PRIMO
CHE COS’E’ LA QUALITA’
"Qualità" è un termine complesso,
di cui esistono molte e diverse definizioni, almeno quante sono le persone
che se ne occupano, secondo alcuni. Nasce come concetto e come strategia
intorno agli anni Cinquanta nel mondo aziendale, ed è stato poi
trasferito nel mondo della Pubblica Organizzazione, affermandosi come strumento
di gestione manageriale in grado di adattarsi a situazioni di diverso genere.
Se non si può definire in modo univoco
il termine Qualità, si può almeno cercare di definirne il
campo semantico, cercando di individuarne alcune caratteristiche, così
come appaiono nei diversi studi sulla materia.
Al concetto di Qualità è connesso
per la maggior parte degli studiosi, il concetto di "miglioramento", e
qui si nota una prima differenza tra i due principali orientamenti di studio.
Nel mondo occidentale, il concetto di miglioramento
viene inteso soprattutto come miglioramento per Innovazione: si tratta
di un cambiamento rapido e profondo dello status quo, dovuto a grandi investimenti
in nuova tecnologia e nuove attrezzature. L’attenzione è qui posta
soprattutto sui risultati dei processi, sul prodotto.
E’ stata in genere la logica più seguita
nell’organizzazione scolastica: riforma dei programmi, modifica del sistema
di valutazione, investire in nuove tecnologie. Questa logica presenta indubbiamente
lati positivi, ma presenta anche due limiti non di poco conto: necessita
di risorse finanziarie che sostengano questi miglioramenti, e non può
essere applicata continuamente.
Nel mondo orientale invece "Miglioramento" viene
inteso, soprattutto, orientale come "miglioramento continuo" (in giapponese
Kaizen), dovuto a piccoli ma costanti cambiamenti dello status quo. L’orientamento
Kaizen, così come si è sviluppato nelle aziende giapponesi
a partire dagli anni Sessanta, è un orientamento che sostiene e
riconosce gli sforzi individuali per raggiungere il miglioramento. Concentra
la propria attenzione sui processi, sia di produzione sia di relazione
interpersonale. Afferma che il miglioramento è una strada in salita,
lenta e faticosa, che va percorsa con l’apporto di tutti. Si basa sulla
logica del "progetto", inteso come definizione di un obiettivo da raggiungere
in un certo tempo. Sono esempi di questa logica voler ridurre gli abbandoni
scolastici del 20%, incrementare l’uso della biblioteca scolastica o del
laboratorio di informatica.
Gli approcci più recenti alla Qualità
danno uguale importanza ai due tipi di miglioramento.
Se un’azienda, o comunque una struttura organizzativa
è orientata solo ai processi, rischia di non avere una strategia
a lungo termine (direbbero i giapponesi " rischia di perdere di vista la
foresta per concentrarsi sui singoli alberi"), mentre un’azienda orientata
solo ai risultati, rischia di non avere il controllo del processo di produzione,
cosa che può comportare una non auspicabile dispersione di risorse
ed energie lungo il percorso.
DALL’AZIENDA ALLA SCUOLA
Parlare di Qualità e applicarne le strategie
nel mondo della scuola può avere diversi significati.
Può voler dire in primo luogo migliorare
la produttività del sistema scuola, eliminando i costi della non-qualità
(abbandoni scolastici, bocciature, stress del personale, sprechi di materiali
che si accompagnano spesso a croniche carenze).
Significa anche rispondere ai cambiamenti di una
società che si sta trasformando da industriale a terziaria a quaternaria
avanzata, una società sempre più caratterizzata da apprendimento
continuo.
Significa puntare l’attenzione sulle risorse umane,
migliorando le condizioni di lavoro ai diversi livelli, in modo che tutti
possano mettere a disposizione le proprie energie migliori.
Significa coinvolgere gli utenti del servizio
scuola nella sua gestione, cogliere le esigenze della comunità locale
e coinvolgere attivamente tutte le parti in gioco.
LA PECULIARITA’ DEL SISTEMA SCUOLA
Sarebbe tuttavia un grave errore voler trasferire
tout-court nella scuola un sistema di gestione pensato per il settore industriale
La scuola, infatti, presenta alcune peculiarità
tipiche delle attività di servizio. Vediamone alcune.
Standardizzabilità limitata: alcuni
elementi del servizio scolastico possono essere misurati in modo oggettivo,
mediante tempi, frequenze, percentuali. Altri elementi sono descrivibili
e standardizzabili in termini di comportamenti attesi, anche se non sono
misurabili numericamente. Altri elementi ancora non sono standardizzabili
e possono essere misurati unicamente attraverso la percezione di chi fruisce
il servizio (cordialità del personale, flessibilità della
struttura).
Una degli assunti di base degli approcci alla Qualità
è che il cliente deve essere considerato una priorità assoluta.
Questa affermazione necessita però di un primo e importante chiarimento.
Chi è il cliente della scuola? Per cliente va inteso chiunque si
avvale delle prestazioni di professionisti o di altri lavoratori, che acquista
prodotti e servizi per soddisfare i propri bisogni. Il cliente non viene
pertanto pensato in termini prettamente commerciali, ma come soggetto che
esprime bisogni e attese da soddisfare.
Cliente della scuola è lo studente, in
quanto fruisce di un servizio, l’insegnamento che è fondamentale
per la sua crescita. Le scuole di ordine superiore sono clienti, in quanto
fruiscono delle informazioni sugli studenti che ricevono e dell’insegnamento
fornito. Sono clienti il mondo del lavoro e la società nel suo insieme,
in quanto fruiscono di abilità, conoscenze e comportamenti che si
sono sviluppati all’interno della scuola. I genitori sono clienti quando
scelgono il tipo di scuola a cui affidare i propri figli e sono coloro
che pagano concretamente il servizio.
Oltre a questi clienti, che vengonon definiti
clienti
esterni, la teoria della Qualità evidenzia anche il concetto
di cliente interno. Sono clienti interni gli insegnanti nel momento
in cui fruiscono di strumenti didattici, delle strutture e dei servizi
messi loro a disposizione per supportare e rendere più efficace
l’attività di insegnamento. Allo stesso modo vengono considerati
clienti interni il personale di segreteria, gli operatori scolastici e
il personale ausiliario.
Nella logica della Qualità il concetto
di Qualità nell’educazione viene inteso come rispondenza delle prestazioni
del servizio educativo ai bisogni e alle attese dei clienti.
LA VALUTAZIONE DEI BISOGNI E DELLE ATTESE DEI CLIENTI
Il concetto di "bisogni" comprende sia lo stato
di necessità del cliente, sia quello di desiderio, inteso come stato
corretto di benessere. Si possono individuare bisogni, attese, desideri
di carattere tangibile quali il poter disporre di una buona preparazione
per il mondo del lavoro, per la vita sociale evitare insuccessi, approfondire
argomenti, oltre ad attese e bisogni di carattere intangibile, quali il
benessere psichico, la serenità, il sentirsi assistiti e apprezzati.
Si possono inoltre distinguere tre tipi di bisogni:
impliciti,
espliciti, latenti.
Sono bisogni impliciti quelli che il cliente
non esprime nemmeno, ritenendone ormai scontata la soddisfazione. Nessuno
richiede espressamente di avere lavagne, banchi e ambiente riscaldato,
né si sente particolarmente soddisfatto nel vedere soddisfatte queste
esigenze. Per contro, di fronte alla mancata soddisfazione di questi bisogni
il livello di insoddisfazione sarà totale e senza possibilità
di concedere attenuanti.
Vengono invece considerati bisogni espliciti
quelli che il cliente esprime chiaramente, pur con il linguaggio a lui
congeniale. Sono i bisogni che possono essere rilevati mediante indagine,
con il contatto e il dialogo e attraverso l’osservazione dei comportamenti,
con le valutazioni sulla qualità del servizio. Il cliente-genitore
è in grado di formulare questi bisogni con chiarezza: frequenza
degli incontri con gli insegnanti, adeguatezza degli orari, conoscenza
delle iniziative della scuola, conoscenza dei metodi didattici ed educativi.
I bisogni latenti sono quelli che il cliente
non è in grado di dichiarare e che non conosce fino a quando non
ne prova la soddisfazione. La mancata soddisfazione di questi bisogni lascia
indifferente il cliente ma basta cogliere anche solo lievemente queste
attese e il livello di soddisfazione salirà in misura notevole.
Il rilevamento di questi bisogni richiede a tutto il personale un’azione
continua di dialogo, confronto e grande sensibilità. La strategia
di soddisfazione del cliente richiede un’analisi continua dei bisogni e
un programma di miglioramento finalizzato dapprima a rispondere alle esigenze
implicite, poi a quelle esplicite, infine a quelle latenti.
Il questionario, strumento di analisi e valutazione
L’utilizzazione dei principi della qualità
come punto di riferimento costante per le attività interne ed esterne
della scuola, rende indispensabile non solo una profonda evoluzione culturale
di tutti coloro che operano nella struttura scolastica, ma anche l’adozione
di idonei strumenti di supporto, soprattutto nelle delicate fasi di analisi
e valutazione della qualità percepita e di quella attesa.
Tali fasi appaiono in generale abbastanza complesse
sia che si faccia riferimento al "cliente esterno" che a quello "interno".
Il cliente esterno, destinatario dell’ "offerta
formativa", è rappresentato da più categorie di soggetti:
gli studenti, le famiglie, il sistema pubblico che commissiona e in gran
parte "sovvenziona" i servizi educativi e formativi proposti.
Appare evidente come una valutazione della qualità
del servizio erogato in ambito scolastico debba necessariamente emergere
da un’analisi integrata di opinioni e specifiche aspettative di tutti i
soggetti utenti, i cui punti di vista naturalmente possono dare origine
ad una gamma vastissima di indici.
Questa vasta articolazione impone l’uso di strumenti
di analisi diversificati, ma fra loro metodologicamente coerenti, per consentire
una lettura integrata e non frammentaria dei dati.
Per quanto riguarda l’analisi e la valutazione
della qualità rispetto al cliente interno, le maggiori difficoltà
nascono dall’essere l’unità scolastica, dal punto di vista organizzativo,
una struttura a "legami deboli". Esistono infatti notevoli difficoltà
ad individuare ruoli e responsabilità precise, se si escludono quelle
fondamentali del preside (in futuro dirigente scolastico) e dei docenti.
Per tutte le altre funzioni di supporto risulta
difficile definire standard misurabili della qualità dei servizi
erogati all’interno della struttura scolastica.
Un’ ulteriore difficoltà è data
dalla necessità di effettuare le attività di analisi in modo
sistematico e ricorrendo il più possibile a risorse interne permanenti.
Appare decisivo disporre di una metodologia e di correlati strumenti, il
più possibile efficaci, per attuare le complesse attività
di analisi sopra descritte.
Il metodo dell’analisi sul campo attraverso la
somministrazione di questionari mirati e specifici, di rapida compilazione
ed elaborazione, risulta quello ritenuto più idoneo dagli estensori
della presente relazione.
Per questo nel capitolo seguente presenteremo
una serie di criteri informatori per la progettazione dei questionari.
In conclusione, gli elementi fondamentali per
la realizzazione di un efficace "sistema qualità", interno all’unità
scolastica, si possono così sintetizzare:
Una volta ben definiti concetti e scopi del questionario è opportuno ipotizzare nel dettaglio le ragioni per cui il suo destinatario potrebbe rispondere in modo errato o addirittura non rispondere.
In primo luogo appare indispensabile trasmettere
all’intervistato la rilevanza dell’indagine, in modo da garantirne il più
possibile partecipazione, interesse e attendibilità nelle risposte.
Scopo della lettera d’accompagnamento è perciò quello di
chiarire, spiegare, giustificare e soprattutto convincere dell’utilità
dell’obiettivo che la ricerca si propone.
Altrettanto significativa risulta la rilevanza
delle domande sia per l’indagine che per l’intervistato. La presenza di
domande spesso inutili o le cui risposte possono creare difficoltà
nel momento dell’analisi finale possono interferire in modo significativo
sull’esito della ricerca. Ogni singola domanda deve essere quindi il più
significativa possibile sia per il committente che per il destinatario.
LA FORMULAZIONE DELLE DOMANDE
Le domande doppie
Non si devono includere due o più domande
in una. Bisogna porre la massima attenzione nel formulare domande che contengono
le congiunzioni "o" ed "e" verificando che non includano domande doppie
da cui ci si attende una singola risposta.
Le domande ambigue o imprecise
Nonostante l’ovvia necessità da parte del
redattore di formulare domande chiare e precise non sempre si riesce ad
evitare ambiguità e vaghezza. Alcuni termini o concetti, quale ad
esempio "integrazione sociale", possono essere poco accessibili a persone
con un livello d’istruzione medio basso oppure altri che assumono significati
diversi a seconda dell’area geografica, del gruppo di età o della
subcultura.
Una possibile soluzione è quella di effettuare
un pretest su un campione di persone quanto più eterogeneo possibile
per età, livello di istruzione, gruppo etnico, classe sociale ecc.
Il livello linguistico delle domande
Un’altra caratteristica auspicabile nella formulazione
delle domande dovrebbe essere quella della parsimonia nell’uso dei vocaboli
utilizzati: più una domande è chiara e breve, maggiori sono
le probabilità di risposte altrettanto precise e funzionali. Altrettanto
adeguato dovrebbe essere il livello di linguaggio scelto, strettamente
collegato al tipo di utenza verso cui ci si rivolge. In genere nei questionari
scritti, dove l’intervistato deve leggere da solo le domande, si predilige
una formulazione ed una terminologia semplici, in modo da limitare al massimo
le non risposte o risposte non appropiate. E’ opportuno comunque utilizzare
sempre un linguaggio estremamente corretto e formale, che confermi l’importanza
e la serietà della ricerca.
Domande astratte e concrete
Le domande dovrebbero riferirsi a temi concreti
e specifici ed avere, se possibile, risposte puntuali.
Più difficili e dispersive sono le domande
su concetti astratti come la tolleranza o la giustizia. Anche il sondaggio
d’opinione non è sempre funzionale ed attendibile. Spesso l’intervistato
non ha opinioni in merito al tema trattato, ma pur di non apparire inadeguato
fornisce la risposta presumibilmente "corretta". E’ proprio per questo
motivo che sono da preferire modalità di risposta del tipo d’accordo-non
d’accordo, anzichè vero o falso che suggeriscono erroneamente l’esistenza
di un’unica risposta corretta.
Le domande "viziate"
La neutralità nella formulazione delle
domande è un altro fattore essenziale se si vuole ottenere dei risultati
attendibili dalla ricerca. La probabilità di influenzare la risposta
può essere notevolmente aumentata dal semplice inserimento di un
avverbio e/o aggettivo (Lei fuma? - Lei non fuma, vero?), oppure dalla
citazione di un personaggio famoso.
Le domande potenzialmente imbarazzanti o compromettenti
Temi delicati come la sessualità o argomenti
tabù come il suicidio spingono spesso l’intervistato a dare risposte
o ad esprimere opinioni che si adeguano a delle norme riconosciute valide
dalla società. Tali norme possono essere di tipo prescrittivo, indicare
cioè quello che una persona dovrebbe fare, e di tipo proscrittivo,
indicare cioè quello che una persona non dovrebbe fare. Adeguarsi
o meno a tali norme implica una disapprovazione sociale che può
esprimersi solo verbalmente oppure concretamente fino a raggiungere la
detenzione o la pena di morte. Ovviamente chi accetta di rispondere ad
un questionario non rischia di incorrerre in sanzioni di tipo legale e
tuttavia tende su certi argomenti a conformarsi nel timore di incorrere
nel biasimo e nella condanna della comunità. Le strategia per incoraggiare
risposte veritiere anche se in contrasto con la pubblica opinione sono
diverse:
Le modalità di risposta in un questionario scritto richiedono la stessa attenzione ed imparzialità concesse alla formulazione delle domande. Le più utilizzate sono quelle "aperte" e quelle "chiuse".
Le domande chiuse
Si definiscono domande fisse o chiuse quelle domande le cui risposte sono già state formulate dal committente. L’intervistato deve scegliere quella più idonea alla sua idea.
I vantaggi delle domande ad alternativa prefissata sono :
I vantaggi delle domande aperte sono i seguenti :
Le domande chiuse sono in generale di facile e
rapida compilazione, rendono lo spoglio altrettanto veloce ed oggettivo,
non essendoci necessità di interpretazione, sono più utili
con campioni che abbiano un livello di istruzione basso e si adattano maggiormente
a questionari postali o autocompilati.
Le domande aperte consentono un’inchiesta molto
meno superficiale. Lasciando la possibilità all’intervistato di
esporre opinioni, motivazioni, giudizi dettagliati ed articolati, sono
particolarmente utili in inchieste che richiedono completezza ed accuratezza
e i cui costi di trattamento dati siano di secondaria importanza.
Molti questionari contengono entrambi i tipi di
domande. E’ comunque consigliabile che anche in un questionario con prevalenza
di domande chiuse vi sia inclusa alla fine dello stesso almeno una domanda
aperta, che consenta all’intervistato di esprimere eventuali considerazioni
ed appunti.
LA DISPOSIZIONE DELLE MODALITA’ DI RISPOSTA
Le modalità di risposta delle domande aperte
consistono semplicemente in uno spazio bianco più o meno ampio e
comunque sufficiente da evitare che l’intervistato debba "sconfinare" nei
bordi o sul retro del foglio.
Le modalità di risposta delle domande chiuse
sono invece più complesse. E’ necessario prevedere tutte le possibili
risposte e proporle nel modo più chiaro e semplice possibile. E’
importante dare istruzioni precise su come si deve rispondere ai quesiti
(con una crocetta, segnando un quadratino, cerchiando un numero). Le caselle
sono generalmente preferibili rispetto allo spazio bianco perchè
evitano incertezze sia nella compilazione che nella lettura successiva.
Ancora più facile è cerchiare un numero o una lettera, che
possono inoltre essere memorizzati su una scheda perforata copiando direttamente
dal questionario ed evitando così procedure di codifica intermedie.
La disposizione più comune delle diverse
categorie di risposta è quella che le pone in senso verticale, l’una
al di sotto dell’altra, anche se ciò comporta un utilizzo molto
limitato degli spazi e al contrario uno molto maggiore di carta.
Un’ altra disposizione che evita ambiguità,
ma al contempo richiede molto spazio, è quella di incasellare le
risposte. In questo caso però si possono inserire più domande
in un solo specchietto.
L’inventario è una terza possibile modalità
di risposta, in cui vengono proposte all’intervistato un elenco di voci
che devono essere contrassegnate. La disposizione a caselle, chiamata anche
griglia, è spesso usata con gli inventari.
Qualsiasi modalità di risposta si scelga
è consigliabile mantenere una stessa disposizione per una intera
batteria di domande, ponendo le indicazioni al di sopra degli spazi previsti
per indicare le risposte. Generalmente in un questionario ci sono numerose
e diverse batterie di domande chiuse, ciascuna con una diversa modalità
di risposta (d’accordo/non d’accordo - non importante/importante/molto
importante - pessimo/scadente/discreto/buono/ottimo).
Il numero delle categorie
Il numero delle modalità di risposta per variabili nominali è definito e conosciuto, anche se a volte può essere molto elevato. Tali modalità devono prevedere una sola risposta corretta per ogni intervistato (mutua esclusione) e ogni risposta deve essere esaustiva. Nel caso in cui le possibili categorie di risposta risultano troppo numerose per poter essere elencate, si dovrebbero scegliere e stampare sul questionario solo quelle più significative e comuni, prevedendo una modalità "altro". Quest’ultima categoria non fornisce certamente informazioni rilevanti, ma garantisce a tutti di poter rispondere.
Le variabili ordinali
Le domande d’opinione o di atteggiamento richiedono generalmente risposte di tipo ordinale, le cui modalità però non si discostano dalle variabili nominali : contrassegnare con una crocetta uno spazio bianco o una casella o cerchiare un numero. Tuttavia le categorie per una scala ordinale lasciano più libertà al ricercatore di definirle in modo soggettivo. Ad esempio, ad una domanda in cui viene chiesta all’intervistato la qualità dell’insegnamento nella scuola che frequenta, si può dare una risposta che va da pessima ad eccellente, graduando più o meno i valori da inserire nella scala di giudizio.
Una disposizione possibile per domande di questo tipo è quella di elencare le risposte su un "continuum", che può essere definito solo alle due estremità e proporre una categoria centrale zero da cui partono verso sinistra punteggi negativi e verso destra punteggi positivi. Questa disposizione offre all’intervistato la possibilità di astenersi dal dare un’opinione valutativa sia in positivo che in negativo. Il numero delle modalità di risposta è a discrezione del ricercatore : non dovrebbe essere così basso da raggruppare in una stessa categoria persone troppo eterogenee; d’altra parte non dovrebbe essere così elevato da confondere e disorientare l’intervistato. Si presuppone inoltre che gli intervalli tra i numeri siano uguali.
Un’altra disposizione possibile è quella di presentare le varie voci della risposta in una lista e farle numerare in ordine di importanza dall’intervistato. Per evitare che l’ordine proposto dal ricercatore possa in qualche modo influenzare chi risponde, si dovrebbero far ruotare le stesse voci su differenti questionari, facendo in modo che ciascuna di esse si ritrovi al primo posto nel 25% dei questionari, la seconda in un altro 25% e così via.
L’ORDINE DELLE DOMANDE
La disposizione delle domande nella struttura generale del questionario può influenzare sensibilmente il buono o cattivo esito della ricerca. Alcuni accorgimenti possono abbassare il rischio di rinuncia da parte dell’intervistato :
La lettera di presentazione è determinante
nel "catturare" attenzione e disponibilità da parte dell’intervistato;
generalmente viene scritta su carta intestata dell’ente che promuove o
finanzia la ricerca.
La frase introduttiva dovrebbe :
fornire le generalità delle persone o dell’organizzazione
che realizzano l’indagine
IL PRETEST
Il pretest è il primo e significativo procedimento di verifica della validità del questionario e ne costituisce la fase finale. Il prodotto ottenuto tramite regole ed indicazioni sopracitate è di fatto qualcosa di estremamente provvisorio e suscettibile di modifiche, correzioni, ridefinizioni, che deve essere provato su un ristretto campione di persone selezionate ad hoc : personale dell’istituto in cui si lavora, colleghi, compagni di corso. Il testo presentato agli intervistati deve essere completo nel contenuto, ma può presentare una stesura grafica modificata in modo tale da favorire eventuali osservazioni e commenti ( es.margini più ampi). Viene infatti chiesto loro di analizzare criticamente ogni aspetto del questionario dalla correttezza e precisione nella formulazione delle domende, al loro ordine, alla loro rilevanza, dall’eventualità di aggiungerne altre,all’adeguatezza delle modalità di risposta e dei controlli di attendibilità, alla giusta dimensione degli spazi per rispondere alle domande aperte. Commenti e opinioni dovrebbero essere tenuti nella massima considerazione, soprattutto quando vengono ripetuti da persone diverse (es. "questa domanda è stupida"). Altrettanto significativa è una rilevante quantità di mancate risposte. Se il ricercatore non riesce a stabilirne la causa, dovrebbe somministrare nuovamente la domanda ad un campione di pretest e, se possibile, intervistare le persone, chiedendo loro direttamente il motivo per cui non avevano risposto.
Anche la tendenza a fornire risposte uguali per una serie di domande oppure a dare risposte caratterizzate da sistematicità ( d’accordo/ non d’accordo – d’accordo/non d’accordo) rivelano una inadeguata distribuzione delle domande stesse, che dovrebbero quindi essere variamente inserite all’interno del questionario.
L’attenzione del ricercatore potrebbe quindi rivolgersi
verso le domande che suggeriscono maggiormente precisazioni e chiarimenti
da parte degli intervistati, ottimi strumenti di lavoro per una eventuale
riformulazione delle domande in esame.
CAPITOLO TERZO
ANALISI DI UN QUESTIONARIO
Questionario "SCUOLA MEDIA FERRARIS" – Modena – a.s. 1997/98
Il questionario viene distrubuito ogni anno agli alunni di tutte le classi, al termine dell’attività didattica, perché venga compilato dai genitori e quindi riconsegnato alla scuola entro la fine del mese di maggio. Lo scopo del sondaggio è sintetizzato nel titolo di presentazione ( Questionario sul servizio scolastico). Il questionario viene presentato dagli insegnanti ai ragazzi, in particolare a quelli delle classi prime.
Punti di forza :
Gentile Signora,
Gentile Signore,
Ogni anno la nostra scuola redige un questionario
che ha lo scopo di raccogliere giudizi, opinioni, suggerimenti sul servizio
fornito. I dati raccolti ci serviranno per migliorare la qualità
dei servizi. Per questo è indispensabile la sua collaborazione.
Le ricordiamo che il questionario è anonimo.
Qualsiasi informazione da Lei fornita sarà per noi importante.
Le ricordiamo che è possibile visionare
i risultati finali del sondaggio che saranno disponibili in segreteria
/ esposti all’albo / pubblicati in un rapporto finale.
La ringraziamo anticipatamente per la sua collaborazione.
| Insufficiente | Sufficiente | Buono | Ottimo | |
| Accoglienza | ||||
| Orientamento | ||||
| Recupero | ||||
| Uso dei
laboratori |
||||
| Mostre | ||||
| Saggi | ||||
| Approfondimenti
culturali |
||||
| Conferenze | ||||
| Visite di
istruzione |
||||
| Attività
teatrale |
| - 5 | - 4 | - 3 | - 2 | - 1 | 0 | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
Troppo permissivo Troppo repressivo
Bailey Kenneth D. – I metodi della ricerca sociale
– ed. il Mulino
Duverger Maurice – I metodi delle scienze sociali
– ed. di Comunità
Gilli Gian Antonio – Come si fa ricerca – ed.
Oscar Mondadori
Goode William J. / Hatt Paul K. – Metodologia
della ricerca sociale – ed. il Mulino
Imai Masaaki – Kaizen : la strategia giapponese
del miglioramento – Il Sole 24 Ore, libri.
Negro Giuseppe – Qualità totale a scuola
– Il Sole 24 Ore, libri
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