FADISnet: Testimonianze 

    Porgo alla vostra attenzione questo articolo apparso su un giornale locale di Bari perchè sono convinto che lo scambio di idee e il confronto sono alla base di una onesta crescita professionale.
    Ringrazio anticipatamente chi volesse rispondermi esponendomi le proprie posizioni.
    Carmine Coviello mailto:l   covifan@libero.it


    L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA

    L'integrazione scolastica degli alunni portatori di handicap in Italia segue i principi riportati dalla legge quadro n° 104 del 05/02/1992.  Questa è una legge che oggi ci pone, in Europa, all'avanguardia sul tema dell'integrazione a cominciare dall'ingresso del bambino nella scuola sino alla realizzazione dell'adulto nella società.
    La Legge suddetta prevede tutta una serie di azioni tese al riconoscimento, recupero e potenziamento dell'individuo portatore di handicap; in particolare nella scuola, a partire dalla materna sino all'università, sono previste azioni in sinergia con gli enti locali finalizzate alla "normalizzazione" dell'handicappato, ossia miranti alla sua promozione sociale, culturale, professionale e al raggiungimento della piena autonomia, come prevede la nostra Costituzione per ciascun cittadino italiano.
    L'intento della legge è ottimo ma non prevede nella sua realizzazione la presenza di difficoltà di ordine burocratico e  culturale.
    La mia esperienza in qualità di operatore nel sociale (parrocchia, scout e altro) prima, e di insegnante di sostegno poi mi ha convinto della necessità della divulgazione di una vera cultura dell'integrazione. Ossia della necessità di considerare il portatore di handicap come una persona sì diversa da noi ma con delle sue potenzialità che, se fossero adeguatamente sviluppate, gli permetterebbero di svolgere alcune attività professionali superando in questo modo il "gap" della disabiltà ponendolo sullo stesso piano dei "normodotati".
    Nell'attività pratica noi insegnanti, in seno alla programmazione per gli alunni portatori di handicap, facciamo riferimento alla "diagnosi funzionale" (documento redatto dall'équipe psico-medico-pedagogica e dal consiglio di classe dal quale si evincono le reali potenzialità dell'alunno, i suoi bisogni più impellenti e quindi le linee orientative del nostro lavoro). Ci permette, pertanto, la costituzione di spazi all'interno del gruppo "classe" dove le abilità del soggetto disabile possono essere evidenziate, consolidate e potenziate, dandogli l'opportunità di sentirsi accettato, valutato positivamente, in poche parole "integrato".
    Ciò annulla l'immaginario collettivo secondo cui l'handicappato è considerato "lo scemo, la persona che non può fare, che tanto non capisce"per ridare al disabile la sua dignità di "persona"con sentimenti, valori, istanze che la società non può più ignorare in un mondo che si avvia inesorabilmente all'abbattimento di qualsiasi tipo di Barriere.
    Concludo dicendo che molte cose stanno cambiando nell'atteggiamento dei più giovani nei confronti dei loro compagni più sfortunati, che molto è dovuto al ruolo della Scuola e dei suoi insegnanti e che quindi è lecito sperare che nelle nuove generazioni l'integrazione sia un processo naturale. 

    Prof Coviello Carmine Antonio 


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