Grazie a Stefania Rossini (“Non drogate quei bambini “in l’Espresso n° 5 del 31/01/02 ) e al Prof. Camillo Valgimigli di Modena (in l’Espresso n°7 14 /02/02 “adhd chi era costei? E in “ La Gazzetta di Modena” del 17 /02/02 (e, a questo proposito, vorremmo segnalare anche Giuseppe Bascietto “State bravi, o vi do il Ritalin in Diario n°1 del 10 Gennaio 2002) si delineano ormai sempre più chiaramente i termini del conflitto di interessi in corso. Infatti, come denuncia lo stesso Valgimigli, (“Un tapiro agli “spacciatori di Ritalin” Gazzetta di Modena del 17 /02/02) diventa ogni giorno più mistificante e fuorviante il gioco delle percentuali (da punte del 18%, con 4.000.000 di bambini drogati quotidianamente, raggiunte negli Stati Uniti, e tra questi, bambini di 2 o 3 anni), a “minimi” del 4 % che “programmano” di raggiungere in Italia, (300.000 solo nell‘Emilia Romagna) sulla presunta “Vera Iperattività”( data, infine, all’1% da coloro che vorrebbero sostituire l’obsoleto e troppo chiacchierato “Ritalin “con una pillola più moderna e meno “nociva”)
Noi insegnanti specializzati per il sostegno agli alunni in difficoltà di apprendimento e d’integrazione pensiamo che non si tratti di dare la caccia ai bambini veramente “iperattivi” o di sperimentare molecole “più moderne” e con meno effetti collaterali. Nessun bambino è da curare con psico-farmaci per una malattia , come afferma lo stesso Valgimigli, letteralmente inventata: “Disordine Cerebrale Minimo” prima, “Deficit dell’attenzione e con disturbo dell’attività” ora, ma altrettanto indimostrabile. Il nocciolo della questione non sta neanche, come vorrebbero farci apparire, nei termini di una “lite di famiglia” fra chi è contrario alla farmacologizzazione ma è favorevole alla psicologizzazione o viceversa, dei bambini disattenti ed irrequieti. Il problema vero, secondo l’analisi critica del prof. Valgimigli che noi condividiamo, è quello di evitare la stigmatizzazione di questo comportamento: uno stigma impresso dalla diagnosi di una malattia letteralmente inventata, l’ “A.D.H.D ” ( Attention Deficit Hiperactivity Desorder) in inglese “ D.D.A.I ” (“Deficit e Disturbo dell’Attenzione ed Iperattività”) in italiano.
Noi pensiamo che la frenesia esasperante, o meglio
l’esasperazione frenetica, di questi bambini abbia bisogno di una
“nuova” attenzione umana, pedagogica e scientifica alla loro attività
mentale, ai loro profili pedagogici, alle loro specifiche modalità
di apprendimento (non solo scolastiche) ed alle loro abitudini evocative
(uditive, visive o cinestesiche) avvalendosi soprattutto
di una lettura e di una rimediazione antropo-pedagogica basata sulle
recenti acquisizioni dell’antropologia, della neuro-pedagogia delle evocazioni
e dell’attività mentale e, in particolare, della pedagogia della
Gestione Mentale.
Nella scuola è urgente analizzare e discutere,
per i suoi risvolti etici, deontologici ed epistemologici, il fenomeno
sempre più ricorrente della medicalizzazione di difficoltà
di apprendimento e di integrazione che potrebbero essere prevenuti e affrontati
con strumenti di carattere socio-pedagogico se gli insegnanti
fossero formati con una buona pedagogia scientifica. Sta a noi, insegnanti
e genitori, raccogliere la sfida umana e pedagogica che questi cuccioli
della specie umana ci lanciano, ed aiutarli a trasformare la loro
corsa, il loro esasperato ed esasperante movimento, nel tempo e nello spazio
fisico, in movimento nel tempo e nello spazio della loro attività
mentale, nel movimento del loro pensiero, logico e creativo.
domenica, 3 marzo 2002
A cura dell’APIS (Associazione
Provinciale degli Insegnanti Specializzati) di Modena aderente alla FADIS
e-mail: apismo@tin.it
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