Gazzetta di Modena
19 novembre 1998

Scuola: l’integrazione è veramente a rischio
Duecento insegnanti di sostegno giudicano la realtà

Si può ancora parlare di integrazione? Se lo chiedono i 200 insegnanti di sostegno riuniti nell'APIS di Modena, un'associazione professionale e di volontariato che ha fra i suoi scopi principali quello di favorire l'integrazione scolastica degli alunni portatori di handicap.

Si profila. Infatti, in quest'ambito, un panorama complesso e, per molti aspetti, ancora incerto. Tutto questo senza che sia ancora chiaro il profilo professionale dell'insegnante di sostegno, che cosa deve fare, qual è il suo ruolo. Il primo punto riguarda la formazione degli insegnanti: «Sono stati sospesi i corsi biennali di specializzazione, in attesa della formazione universitaria - spiegano i rappresentanti dell’APIS - l'unica cosa che esiste sono i corsi intensivi, che l'APIS avversa con forza perché esempio, a nostro giudizio, di un riciclaggio selvaggio del personale in esubero.

Sono poi stati istituiti per il personale specializzato e di ruolo corsi di alta qualificazione di 80 ore, che dovrebbero preparare alcuni docenti di sostegno su alcune tematiche in particolare. Il comitato tecnico dell'Osservatorio Nazionale per l'handicap ha prodotto, inoltre, una bozza di lavoro in cui si legge che il futuro insegnante specializzato dovrà essere in grado di collaborare con i docenti curricolari e fornire un servizio di consulenza alle famiglie». «A livello teorico ci potremmo anche trovare d'accordo - proseguono i rappresentanti APIS - ma sul piano della realtà e tenendo presente il futuro calo dell'organico in vista di un aumento degli alunni handicappati (a Modena il calo sarà del 10% e, su tutto il territorio nazionale, nella scuola dell’obbligo le classi con iscritto un alunno handicappato potranno arrivare fino a 25 alunni contro i 20 della normativa sino ad ora vigente) ci sorge il dubbio che si voglia trasformare l'insegnante di sostegno in una sorta di consulente, che arriverà ad avere assai pochi contatti con i ragazzi seguiti».

Dal prossimo anno scolastico verrà fatto un computo degli alunni totali (handicappati e, non) di una provincia e verrà assegnato un insegnante di sostegno ogni 138 alunni. «Questo ha certamente in se aspetti positivi: diminuisce il divario fra organico di diritto e organico di fatto, si rende più chiara l'idea che il docente di sostegno non è un angelo custode dell'alunno handicappato ma un insegnante capace di coordinare un lavoro collegiate di tutti gli insegnanti. Ma i dati epidemiologici, che parlano di un aumento progressivo degli alunni handicappati, e il calo del 3%, che entro il 1999 dovrà avvenire per il personale scolastico in genere, fanno pensare che i processi di integrazione verranno ulteriormente penalizzati. Ultimamente si sentono spesso slogan del tipo "separare l'assistenza dall’insegnamento": ci chiediamo come ciò sia possibile, soprattutto per certi tipi di handicap, se è vero che l'apprendimento passa attraverso la relazione e che il soddisfacimento di alcuni bisogni primari in ragazzi non autonomi è la base di partenza della relazione. La scuola è luogo di apprendimento, oltre che di socializzazione: si apprende a stare insieme, ad essere. Solidali, ad emulare gli altri.

Concentrare i gravi in un unico ambiente è pertanto un errore imperdonabile ed un immotivabile ritorno al passato».


Home | FADISnet | FADIS |