La Nuova Ferrara
 

mercoledì, 10 febbraio 1999


I docenti di sostegno denunciano discriminazioni per la specializzazione
Insegnanti, corsi "salati"
I più fortunati li hanno seguiti gratis,
gli altri hanno pagato anche 8 milioni annui
di Alessandra Mura

PER ottenere la loro specializzazione hanno frequentato un corso biennale di 1.400 ore. I più fortunati hanno potuto seguirlo, gratuitamente, presso il Provveditorato. Chi non ha "azzeccato" i tempi (poiché i corsi non sono stati indetti tutti gli anni e attualmente sono sospesi), ha dovuto rivolgersi ad altri enti privati fuori provincia, sborsando fino a 8 milioni all'anno. Già questa prima discriminazione, protestano gli insegnanti di sostegno aderenti all'Associazione Provinciale Insegnanti Specializzati di Ferrara (Apis) sarebbe sufficiente a sollevare malumori. Ma questa è solo una delle tante spine nel fianco per chi ha scelto di dedicarsi all'integrazione dei disabili in classe. Da tempo la Fadis (l'associazione nazionale della categoria) ha lanciato l'allarme sull'utilizzo di personale non specializzato per la didattica di sostegno. Domani intanto (inizio ore 16) è prevista l'assemblea provinciale dell'Apis alla scuola De Pisis.
"Il ricorso a docenti in sovrannumero, di ruolo ma non specializzati - affermano dall'Apis - rappresenta un utilizzo improprio, e il problema coinvolge soprattutto le scuole medie e superiori. Quasi per niente le elementari e le materne. Gli insegnanti specializzati hanno un monte-lavoro settimanale fino a un massimo di 24 ore alle medie inferiori, e di 18 alle superiori. Molte cattedre, però, vengono occupate appunto da quei docenti in esubero, ma come ripetiamo non specializzati per il sostegno, che risultano perdenti cattedra, ovvero titolari di una materia, spesso tecnico-pratica, che sta scomparendo. Capiamo bene la necessità di trovare dei canali di impiego per il personale in esubero, ma non si può dimenticare che l'attività di sostegno richiede una specializzazione, e che noi abbiamo faticato sodo per ottenerla. Il sostegno, inoltre, deve essere una scelta accompagnata da una forte motivazione personale. Per non parlare del meccanismo di delega agli obiettori di coscienza o ai "tutor", che dovrebbero solo svolgere compiti di assistenza e non sostituire il professore specializzato. Si rischia una sovrapposizione di ruoli che ai ragazzi non giova di certo".
Previsto dalla legge quadro 104/92 sull'Integrazione ("una legge considerata all'avanguardia in Europa e ora disattesa") il corso biennale è, o meglio era, polivalente, ovvero comprensivo delle tre aree dell'handicap: visivo, uditivo e psicofisico. A completare la preparazione, 18 esami, un tirocinio obbligatorio su tutte e tre le menomazioni, e una tesi finale. "La necessità di specializzare in tempi più stretti docenti non abilitati al sostegno, ha fatto sì che venissero istituiti con la Finanziaria '97 i cosiddetti corsi intensivi: 6 mesi contro i "nostri" due anni e 450 ore contro le "nostre" 1.400. Inoltre si tratta di corsi monovalenti, indirizzati al solo handicap psicofisico".
Avviati in diverse province italiane (ma non è stato il caso di Ferrara), i corsi intensivi si sono rivelati un fallimento perché prevedono (come quello biennale) cinque anni successivi di insegnamento nel settore di sostegno, per poi ritornare alla propria materia originaria (che nel caso di molti sovrannumero, come detto, non esiste più). Così molti docenti che si erano iscritti, si sono subito ritirati a inizio corso. "Quello che chiediamo è che i corsi intensivi vengano soppressi, o almeno non equiparati in tutto e per tutto ai corsi biennali per quel che riguarda l'assegnazione delle cattedre".
Sono circa 20, a Ferrara, gli insegnanti specializzati con corso biennale polivalente nelle graduatorie di scuola media inferiore e superiore, quasi tutti laureati. I precari lavorano con contratti a termine, e guardano ora con particolare ansia al concorso per entrare di ruolo, indetto dopo 9 anni di attesa. Sì, perché l'ansia è ora accresciuta dall'ultima novità: la formazione degli insegnanti di sostegno sarà di competenza degli Atenei: "Fin qui tutto bene concludono - perché si parlava di un corso universitario di due anni. Il guaio è questi corsi, già attivati a Padova e Torino, sono di appena 400 ore distribuite in 2 anni, mille in meno di quelle frequentate da noi, e per di più danno diritto all'abilitazione. Ci sentiamo, così, beffati due volte".


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