La scuola italiana ha un handicap: le ultime leggi Finanziarie stanno creando non pochi problemi all’integrazione nelle classi comuni di ogni ordine e grado degli allievi con difficoltà di apprendimento. Così, una esperienza quasi trentennale, giudicata in tutto il mondo come una delle "perle" del nostro sistema formativo, rischia di compiere gravi passi indietro, come ricorda Pietro Barbieri, presidentedella Fish, la federazione che raggruppa oltre venti associazioni di tutela dei diritti dei più deboli.
Mai come quest’anno l’inserimento degli alunni in situazione di handicap nelle scuole normali mostra tutti i suoi limiti, nonostante la positività di molte delle esperienze realizzate a partire dai primi Anni 70 e la piena integrazione sociale di tante persone con deficit fisici, intellettivi o sensoriali.
Sono oltre 118 mila, oggi, gli allievi
che frequentano le scuole statali normali, insieme ai coetanei "normodotati".
Dalle materne alle superiori, dove gli iscritti certificati come "in situazione
di handicap" sono oltre 18 mila. Sono almeno centomila le classi coinvolte
da esperienze di integrazione (quasi sempre, con grande beneficio anche
per l’educazione e l’istruzione dei compagni di banco); quasi sessantamila
i docenti di sostegno, assegnati alle scuole comuni. Integrazione
piena come scelta irrevocabile. Ma, da tutta Italia, arrivano proteste
di famiglie, associazioni, insegnanti, scuole. Perché i vincoli
legislativi, conseguenti alle manovre economiche degli ultimi anni, impongono
tagli drastici che
metterebbero a rischio la qualità
dell’integrazione scolastica e, in alcune situazioni, la possibilità
stessa di realizzarla.
Il malessere ha, perlomeno, tre volti,
come osserva Nicola Quirico, presidente nazionale FADIS, la Federazione
degli insegnanti per l’integrazione scolastica: tornano le classi molto
numerose; diminuiscono i docenti per il sostegno; aumenta il numero di
insegnanti non specializzati. Sino a due anni fa, le classi in cui veniva
inserito un allievo con handicap non potevano essere costituite con più
di 20
alunni. Poi, la Finanziaria ‘98 ha cancellato
la norma, con pesanti conseguenze sulla formazione delle classi. La manovra
‘99 ha cercato di correggere il tiro, ma il decreto applicativo è
stato registrato dalla Corte dei Conti quando le operazioni burocratiche
erano state ormai espletate. Risultato: nel presente anno scolastico
sarebbero notevolmente cresciute le classi numerose in cui pure sono iscritti
allievi con handicap (in alcuni casi, anche più di uno per classe).
Inoltre, il numero complessivo di insegnanti per il sostegno non sarebbe
in grado di coprire l’intero fabbisogno nazionale. Specie nella secondaria
superiore, dove - in seguito all’approvazione della legge che innalza ai
15 anni
l’obbligo di istruzione - sono arrivati
molti allievi portatori di deficit, per i quali la norma prevede piani
educativi individualizzati e percorsi anche fortemente differenziati da
quelli dei loro compagni.
C’è di più: ministero e
Provveditorati agli studi sono costretti a ricorrere a personale docente
di sostegno senza specializzazione alcuna. In assenza di corsi di formazione,
le graduatorie degli insegnanti doc sono esaurite e, in alcune realtà
provinciali, le scuole si sarebbero viste assegnare supplenti precari che
non solo non avrebbero mai visto un ragazzo in situazione di handicap,
ma non sarebbero mai entrati precedentemente in una classe. In parole povere:
docenti che non conoscono il Braille assegnati per l’integrazione di un
alunno cieco; insegnanti a digiuno della lingua dei segni o di altre metodologie
specifiche affiancati a allievi sordi; personale senza preparazione alcuna
"a sostegno" di bambini con handicap intellettivo, Down, autistici. Certo,
non si tratta di grandi numeri; ma il trend resta preoccupante e sollecita
interventi drastici e urgenti da parte di governo, Parlamento e altre istituzioni.
"Sarebbe ingiusto e fuorviante, comunque, descrivere la realtà italiana solo in termini negativi - sostiene Marisa Faloppa, presidente del torinese Comitato per l’integrazione scolastica e redattrice della rivista Handicap & Scuola -. Certo, i problemi sul tappeto debbono essere affrontati con decisione, a partire dall’esigenza di un maggiore impegno degli enti locali e dalla modifica dei criteri che prevedono l’assegnazione dei docenti per il sostegno in ragione di 1 ogni 138 alunni complessivamente frequentanti la scuola comune. Poiché gli handicappati aumentano e gli alunni totali diminuiscono, la coperta diventa sempre più stretta e non permette di coprire tutti i posti necessari. Ma la scuola italiana può documentare tante esperienze entusiasmanti e positive di integrazione, che è bene conoscere e diffondere per incoraggiarne altre".
E’ questo lo spirito del convegno sulla
"Qualità dell’integrazione", promosso dal Centro studi Erickson
di Trento con 34 altre organizzazioni professionali e di volontariato,
che da venerdì a domenica porta a Riva del Garda duemila partecipanti.
Prenderanno la parola anche i ministri Luigi Berlinguer (Istruzione) e
Livia Turco (Solidarietà sociale). Sarà occasione per un
rilancio?