Hai 18 anni e sei disabile? Per te la scuola dell'obbligo
finisce d'ufficio, anche se ti manca un solo anno per completarla.
La colpa è di una sentenza della Corte costituzionale (la
226 del 6 luglio), che 'stoppa' la frequenza di un alunno con handicap
nelle scuole comuni al compimento del diciottesimo anno.
Il provvedimento è stato originato dal
ricorso di un padre che nel '98 si era visto rifiutare l'iscrizione del
figlio disabile alla seconda media. Il preside che aveva disposto il rifiuto,
tra l'altro, l'aveva motivato proprio con la maggiore età del ragazzo.
«La sentenza non convince», afferma l'avvocato costituzionalista
Salvatore Camaioni, «perché viene meno al dovere di illustrare
il contenuto dell'articolo 34 della Costituzione, che prescrive come l'istruzione
sia obbligatoria per almeno otto anni senza limiti di capacità né
di età».
La Corte invece, nella lettura ragionata delle
norme impugnate, non spiega in che modo queste sarebbero conformi al dettato
costituzionale (di cui non cita neppure il contenuto). In altre parole,
non chiarisce perché il percorso formativo obbligatorio degli handicappati
si debba arrestare a 18 anni anche se non è stato completato il
periodo minimo di otto anni.
«Nessuno auspica né pretende
che i ragazzi disabili rimangano parcheggiati alle scuole medie in eterno»,
chiarisce Nicola Quirico, presidente della Federazione associazioni docenti
per l'integrazione scolastica (Fadis). «Semplicemente ci pare più
opportuno continuare con quella elasticità che fino a oggi ha permesso
di ottenere buoni risultati scolastici, tenendo sempre come obiettivo il
superiore interesse dell'alunno». Il professor Quirico cita il caso
del provveditore di Torino, che ultimamente ha concesso ad alcuni giovani,
il cui rendimento scolastico era abbastanza promettente, di rimanere a
scuola fino al raggiungimento della licenza media. «Non vorrei che
la sentenza giustificasse considerazioni di carattere economico»,
continua Quirico, «visto che l'integrazione di un disabile prevede
l'impiego di un
insegnante di sostegno e l'attivazione di percorsi
scolastici che non tutte le scuole sono purtroppo in grado di affrontare».
Che strade rimangono aperte, quindi, a un maggiorenne
disabile che intende completare le scuole dell'obbligo? Secondo i giudici,
una sola: i corsi per adulti, istituiti (sulla carta) dall'ordinanza ministeriale
455/97 che dispone che in ogni distretto scolastico, o gruppi di distretti,
'possano' essere creati dei Centri territoriali permanenti per l'istruzione
e formazione degli adulti. Qui si 'possono' attivare corsi per conseguire
il titolo di istruzione elementare o media, o per recuperare forme di analfabetismo
di ritorno. Il problema, però, è che a oggi l'ordinanza ha
trovato un'applicazione quantomeno scarsa già per persone normodotate,
ed è praticamente inesistente in tali corsi la presenza di persone
in situazione di handicap.
«L'indicazione relativa a questi corsi
per adulti ci lascia fortemente perplessi», osserva
ancora Nicola Quirico, «perché
di fatto si tratta di una non-soluzione. Speriamo che in futuro la diffusione
di queste opportunità migliori, ma nel frattempo è il caos.
Senza contare che il contenuto della sentenza della Corte costituzionale
ha gettato nel panico molti genitori di adolescenti iscritti alle scuole
medie, che hanno tempestato di telefonate i nostri centralini.
Noi li abbiamo rassicurati, spiegando che alla
sentenza, che riguarda un singolo caso, dovranno fare seguito circolari
interpretative. Ma l'andazzo senza dubbio ci preoccupa». La Fadis
fa dunque appello al ministro dell'Istruzione Letizia Moratti perché
ponga al più presto mano alla materia, salvaguadando il diritto
allo studio degli alunni più deboli.
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