Ma la normativa attuale lascia spazi per intervenire?
«Direi di sì, ma una volta assodato
questo bisogna esaminare le situazioni una per una e verificare se c'è
l'applicabilità della norma e, soprattutto, se ci sono le risorse
economiche per farlo».
Come si pone la Federazione degli insegnanti
di sostegno?
«La FADIS ha reso noto la sua posizione
in occasione della finanziaria dell'anno scorso. Discuterne ora è
relativamente inutile: facendo un esempio malauguratamente adatto in questo
periodo, l'emergenza idrica non si risolve a luglio. Lo stesso accade nella
scuola: si cerca di tamponare le falle qua e là, risicando posti
di sostegno in più e con un occhio molto attento al contenimento
del numero degli allievi per classe».
Quali sono le condizioni ottimali?
«Lo sosteniamo dal 1998, quando siamo nati:
venti alunni per classe è il numero ottimale per ottenere percorsi
scolastici di qualità. Per quanto riguarda gli insegnanti di sostegno
ce ne deve essere uno ogni due alunni in situazione di handicap, eventualmente
uno ogni tre dove la disabilità può essere ridotta o dove
si pratica la qualità dell'integrazione. Come si può immaginare
facendo un po' di conti siamo ben lontani dal rapporto di uno a 138 previsto
dalla Finanziaria di quest'anno, che formalmente lo elimina, legittimandolo
però nella prassi».
E i docenti precari?
«È un problema piuttosto complesso:
in Italia c'è un numero eccessivo di docenti senza cattedra, e la
percentuale di questi in servizio sul sostegno è davvero elevata».
In questi mesi voi avete avuto dei confronti
su questi temi con i vostri referenti istituzionali, con il Ministero?
«Sì, ma con risultati assolutamente
insoddisfacenti. L'integrazione rimane ancora una questione di facciata:
finora non è mai stata smentita, parleranno i fatti. C'è
da aggiungere però che negli anni abbiamo poco apprezzato poco l'operato
dei predecessori della Moratti, mentre sulla gestione di questo Ministero
non ci pronunciamo ancora. Restiamo in attesa.».
La Fadis fa parte dell'Osservatorio sull'integrazione
scolastica istituito dal MIUR, il ministero dell'Istruzione?
«Siamo parte attiva dell'Osservatorio, anzi
abbiamo presentato un documento in cui individuiamo alcuni punti basilari
per l'integrazione. Su tutti la formazione obbligatoria per tutti gli insegnanti
e l'individuazione di classi di concorso per docenti di sostegno specializzati».
La scarsa preparazione degli insegnanti è
spesso alla base delle proteste dei genitori
«Si tratta di un vero e proprio nodo strutturale:
il numero degli insegnanti di sostegno da sempre varia sulla base delle
situazioni strutturali, cioè dell'esigenza degli alunni disabili,
il cui numero non è sempre uguale. Perciò la qualità
della formazione è progressivamente decaduta: non ha senso formare
i docenti in serie, con corsi veloci la cui efficacia non è stata
ancora verificata. Urge ripensare la formazione degli insegnanti di sostegno,
la cui preparazione deve essere di qualità: sennò integrazione
è destinata a fallire».
La situazione è alquanto intricata, e
non è una novità. Da dove iniziare per semplificarla, a vantaggio
degli alunni disabili e delle loro famiglie, senza perdere di vista il
sistema complessivo?
«A livello nazionale servono atti normativi
che offrano anche coperture finanziarie adeguate. A livello locale serve
un confronto continuo con le famiglie, con le Asl e gli enti locali. Le
risorse, forse, non mancano: si tratta di gestirle al meglio e organizzarle».
È possibile fare una specie di 'carta
geografica' dell'integrazione?
«Abbiamo a che fare con un'Italia almeno
a tre velocità: ci sono zone in cui l'integrazione scolastica non
è mai stata verificata e valutata, tenendo conto dei parametri essenziali:
il numero di alunni per classe proporzionato all'orario degli insegnanti
di sostegno».
Come si ripercuotono sull'integrazione le riforme
degli ultimi anni?
«È una situazione che si protrae
da anni e porta inevitabilmente a conflitti, che non sempre hanno al loro
centro l'integrazione, che però non può essere una funzione
'aggiuntiva' della scuola. La Riforma Moratti non è ancora legge,
vedremo ciò che accadrà».
Ma basta avere buone leggi?
«L'Italia si è sempre distinta in
questo campo, diventando un esempio prezioso a livello europeo: ma le novità
legislative devono, soprattutto, essere finanziate e attuate. Non bastano
le dichiarazioni di principio».
Ci sono situazioni più a rischio di altre?
«Come FADIS conosciamo meglio la scuola
secondaria superiore: posso dire che è assolutamente necessaria
una riqualificazione, visto l'alto numero di alunni disabili iscritti nei
bienni dopo l'innanzalmento dell'obbligo formativo. In particolare il tiro
deve essere altissimo nelle scuole professionali, dove si concentra il
60 per cento degli alunni con disabilità».
Si può stabilire un 'percorso ideale'
nella vita scolastica di una ragazzo disabile?
«Per ridurre l'handicap con percorsi adeguati
si dovrebbe partire con un'assistenza specializzata fin dal nido, dove
non è però previsto l'insegnate di sostegno perchè
non rientra nella scuola dell'obbligo. L'integrazione deve iniziare fin
dai primi anni di vita ed essere condotta da insegnanti che hanno una formazione
universitaria».
(29 luglio 2002)
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