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Il marchese Leonello d'Este, nonostante sia l'unico principe umanista di tale dinastia,ci appare nel dipinto di Jacopo Bellini conservato al Louvre come personaggio emblematico di un'epoca ancora legata all'arte tardogotica di cui è interprete il Pisanello (rivale del Bellini nel concorso per il ritratto del principe) e all'atmosfera fiabesca delle chansons de geste, da cui derivano i nomi dei discendenti del casato ferrarese: Leo- nello, Borso, Meliaduse, Gurone, Ginevra. Al collezionismo non solo estense Pisanello da un contributo fondamenta- le con l'invenzione della medaglia celebrativa, in occasione della venuta a Ferrara dell'imperatore bizantino per il concilio del 1438. La formazione umanistica di Leonello è dovuta al grande Guarino da Verona che da vita anche a un circolo letterario; grande importanza per tale percorso culturale ha anche la presenza a Ferrara di Leon Battista Alberti. Per lo studiolo di Belfiore , luogo di incontro del principe con gli intellettuali del circolo, Guarino progetta un ciclo figurativo dedicato alle Muse affidato inizialmente al pittore senese Angelo Maccagnino e realizzato su tavole di pioppo telate, stuccate e poi dipinte con tempera all'uovo, una tecnica arcaica che sopravviverà nei paesi a religione ortodossa legati al culto dell'icona. Il ciclo delle Muse fu terminato dopo la morte di Leonello per volontà del fratello Borso con il fondamentale intervento di Cosmè Tura e dopo la diaspora secolare ci sono pervenute anche se conservate in musei di città diverse: Erato e Urania dalla collezione Strozzi di Firenze oggi a Ferrara, la Tersicore al Poldi-Pezzoli di Milano, Thalia a Budapest, Polimnia a Berlino, Calliope a Londra. La musa Thalia, che ha un aspetto agreste come la Polimnia per esaltare l'opera di bonifica del territorio voluta da Leonello e proseguita da Borso, è attribuita a Michele Pannonio detto anche Ongaro per le sue origini ungheresi, il cui stile appartiene al gotico internazionale di Tamas di Kolosvar, con le varianti apprese in Italia. In quel periodo presso lo studio di Guarino si andava formando l'adolescente Giano Pannonio, che da Buda era venuto a Ferrara per volontà dello zio Janos Vitez e che diventerà poi la punta di diamante della cultura ungherese; grande amico del Mantegna che nella chiesa degli Eremitani a Padova lo ha ritratto nel "martirio di S.Cristoforo", affresco sopravissuto ai bombardamenti a differenza di quello di Bono da Ferrara. La musa Urania ha il profilo molto simile a quello della devota di Piero della Francesca (Pala della Misericordia, Borgo San Sepolcro): secondo il Vasari l'artista venne a Ferrara ai tempi di Borso realizzando affreschi nella chiesa di S.Andrea e nel palazzo estense, opere che si ritiene di riconoscere nella reinterpretazione di un pittore manierista (dipinti conservati alla National Gallery di Londra e in un museo di Baltimora). La musa Polimnia che un tempo veniva interpretata come l'Autunno, risente dell'influenza di Piero della Francesca a cui rimanda anche il paesaggio, con altri elementi riconducibili al Mantegna e ai fiamminghi e si ritiene trattarsi di opera giovanile di Francesco del Cossa. La vanga da vigna raffigurata è uno strumento reale: un reperto identico si conserva nel museo della civiltà contadina di Cesena. La musa Tersicore ricorda nel volto e nella ricca veste lo stile del grande Van der Weiden di cui Leonello possedeva un polittico dominato da una Deposizione, in passato individuato con quello conservato agli Uffizi di Firenze. Non vi è la prova della venuta a Ferrara dell'artista, ma solo dei pagamenti effettuati a Bruges dopo la morte del marchese. L'arte fiamminga era al servizio del ducato di Borgogna che comprendeva le Fiandre: Francesco, figlio naturale di Leonello ebbe un ruolo importante alla corte di Carlo il Temerario per l'arruolamento di truppe mercenarie Italiane e Van der Weiden ne realizzò il ritratto conservato al Metropolitan di New York. Di produzione fiamminga anche l'arazzo con le storie di Traiano e Arcimboldo del Museo Storico di Berna: una studiosa ha ipotizzato una sua provenienza da Ferrara, sostenendo che Leonello per giustificare l'esecuzione di Ugo e Parisina da parte del padre Nicolò sarebbe ricorso all'esempio illustre di Traiano, che secondo fonti medioevali per amor di giustizia avrebbe fatto decapitare il figlio. Più probabile una committenza del vescovo di Losanna Giorgio di Saluzzo per onorare il suo signore Amedeo di Savoia creato Antipapa al Concilio di Basilea del resto imparentato con gli Este per le nozze della sorella Ricciarda con Nicolò III. Arazzi raffiguranti Traiano, Cesare e Alessandro tessuti a Bruxelles ornavano le pareti come espressione di fasto e magnificenza, esibiti anche all'esterno in occasione di avvenimenti importanti. Il successore Borso usa l'arte per esaltare la sua figura di principe, lo vediamo in un ritratto di Baldassare d'Este (che pur appartenendo al clan dei figli di Nicolò per vivere dovette dedicarsi alla pittura, per altro con successo, anche alla corte degli Sforza). La celebrazione del buon governo del principe sotto l'egida degli astri avviene nel salone dei mesi a Palazzo Schifanoia, ma i due episodi più importanti del governo di Borso, la sua incoronazione a duca di Modena e Reggio da parte dell'imperatore Federico III d'Asburgo e a duca di Ferrara da parte del Papa Paolo II sono scomparsi da tempo e qualche traccia rimane nei disegni del Mazzolani eseguiti all'inizio del '9OO.   Il duca Ercole I pur non esercitando la magnificenza narcisistica di Borso esalta il suo rango in altre forme, essendo figlio legittimo di Nicolò e di Ricciarda di Saluzzo, cresciuto a fianco del re aragonese di Napoli, di cui adotta i costumi di corte sposandone la figlia Eleonora. Fin dall'inizio è evidente il suo interesse per l'architettura, riedifica e abbellisce il palazzo di corte addossando una triplice balconata alla torre di Rigobello con rilevi di imperatori fra i quali plausibilmente inserisce il suo ritratto (il rilievo del Victoria & Albert Museum?) e la loggia poi distrutta da un incendio, le cui imponenti fondamenta sono affiorate negli scavi per la geotermia. Nel 1480 dal re d'Inghilterra Edoardo IV ottiene l'ambita insegna della Giarrettiera, il cui statuto con sigillo reale si conserva all'Archivio di Stato di Modena . Uno dei ritratti più vivi del duca e della duchessa lo ritroviamo nel Compianto della Rosa dello scultore modenese Guido Mazzoni, forse un ex voto voluto dopo la disastrosa guerra con Venezia. Il Mazzoni col tempo diviene uno scultore di fama europea, passando da Ferrara alla corte di Napoli, poi in Francia lavora per re Carlo VIII e Luigi XII e anche il re d'Inghilterra gli commissiona il ritratto dell'infante di Casa Tudor (il futuro Enrico VIII). Per aumentare il suo potere politico Ercole d'Este stringe alleanza con Mantova e Milano con le nozze dei figli Isabella, Beatrice e Alfonso mentre il quartogenito Ippolito d'Este di soli otto anni su pressione dello zio Mattia Corvino re di Ungheria ottiene dal Papa la carica altissima di arcivescovo di Strigonia, oggi Esztergom. Testimonianza della presenza italiana e dell'arte rinascimentale le figure delle virtù affrescate nello studiolo di Ippolito, che il tempo e l'invasione turca hanno reso evanescenti. Il duca di Ferrara rimane fedele alla Francia insensibile alla rovina dei parenti aragonesi e del genero Ludovico Sforza, deportato a Loches; anzi al governatore di Milano richiede il modello del cavallo Sforza di "mastro Leonardo" per il suo monumento equestre su disegno di Ercole de Roberti al centro della Terranova, cioè l'Addizione urbanistica da lui voluta. Il cavallo di Leonardo ha trovato attuazione pochi anni fa ad opera di una scultrice giapponese con il finanziamento miliardario di una fondazione anglosassone e domina il piazzale all'ingresso dell'ippodromo di Milano. La gemma dell'Addizione di Ferrara rimane il Palazzo dei Diamanti: ma un palazzo dei Diamanti o delle Faccette viene costruito qualche anno prima ad opera di artisti milanesi all'interno del Kremlino della lontana Mosca, quale reggia dello zar. Il 1492, anno di apertura del cantiere della Terranova è universalmente noto per la scoperta dell'America; il duca di Ferrara è uno dei primi a venirne a conoscenza stimolando il suo interesse per il Nuovo Mondo, tanto che nel 1502 con una vera azione di spionaggio del suo agente Alberto Cantino ottiene una realistica "carta per navigar" aggiornata alle ultime scoperte portoghesi, fra cui il Brasile indicato idealmente con una foresta ed alcuni pappagalli. Ormai vecchio, Ercole cede il passo al figlio Alfonso che in seconde nozze sposa Lucrezia Borgia in base ad un disegno politico voluto dal Papa, padre della Borgia e dal re di Francia Luigi XII. Eletto duca nel 1505, Alfonso I avrà un'esistenza tormentata da congiure, guerre, rovesci della fortuna rischiando la perdita totale del suo principato; a tali avversità il duca risponderà con la forza del combattente, scendendo sul campo di battaglia contro Papa Giulio II a Mirandola e Ravenna, potenziando le mura e aumentando le artiglierie da lui progettate. Il clima di incertezza non gli impedisce di cercare un po' di quiete nelle delizie cittadine da lui volute, come la Castellina e il Belvedere e nelle stanze dei Camerini d'alabastro sulla Via Coperta. Alla Palazzina di Marfisa d'Este si conserva un rilievo del Lombardo con Alfonso ai piedi della Madonna e San Giorgio; ad Antonio Lombardo, reduce dalla decorazione dell'altare di S.Antonio nella basilica di Padova, il duca commissiona la decorazione dello "studiolo di marmo". Le decorazioni marmoree a soggetto mitologico in parte disperse, sono oggi conservate all'Hermitage di San Pietroburgo a cui sono approdate al termine di una migrazione da Ferrara al palazzo estense di Sassuolo nel '600, a Parigi in età napoleonica e in Russia alla fine dell'800. Le formelle più importanti sono la fucina di Vulcano e la disputa di Minerva, quella di Filottete sembra di diversa committenza, gli altri rilievi con ninfe, tritoni, semidei hanno più un carattere decorativo ed araldico: il nome di Alfonso duca di Ferrara compare in un cartiglio e un motto allude al desiderio del principe di trovare nello studiolo solitudine, quiete e riflessione. Il duca vuole ornare i camerini con i dipinti dei più importanti artisti del tempo, a partire da Raffaello e Michelangelo, oltre all'operato notevole dei fratelli Dossi, che decorano la stanza del Poggiolo e altri ambienti con figure allegoriche e personaggi di corte e per i Camerini episodi dell'Eneide. Il soggetto preferito da Alfonso è la storia mitologica di Bacco e Arianna, commissionato a Raffaello ma mai portato a termine dal grande artista, realizzato poi dal Garofalo in base a un suo cartone, bellissima tela oggi conservata a Dresda. Gentile Bellini apre la serie dei baccanali con il Festino degli dei, ma è l'arrivo a Ferrara del giovane Tiziano a consentire la realizzazione del progetto con splendidi dipinti di grandi dimensioni e sensuale effetto cromatico (Offerta a Venere, gli Andrii, Bacco e Arianna): un'atmosfera sensuale certo gradita alla duchessa Lucrezia e poi all'amante Laura Dianti di cui il Tiziano ha lasciato un bellissimo ritratto, oltre al Cristo e la moneta, allusivo della politica ducale. Ultimamente si è voluto riconoscere nella tela conservata nel museo di Bombay il baccanale perduto del Dosso che presenta interessanti legami con lo stile di Michelangelo. Anche Michelangelo al servizio della repubblica di Firenze fa la sua comparsa a Ferrara dopo il sacco di Roma e il duca che anni prima lo aveva visto dipingere nella cappella Sistina gli chiede, anzi pretende dall'artista un dipinto, la Leda col cigno, mai consegnata perché poco apprezzata dall'inviato ferrarese, di cui sopravvive una copia di bottega a Casa Buonarroti. Per recuperare Modena e Reggio che Papa Clemente VII gli ha sottratto, il duca di Ferrara si schiera con l'imperatore, aiuta il principe luterano Von Frundsberg ad eliminare Giovanni dalle Bande Nere e lo fa curare a Ferrara dai suoi medici, che ne accelerano la fine: i lanzichenecchi non più controllati dal loro comandante raggiungono Roma compiendo un'enorme strage. La fedeltà di Alfonso viene premiata col recupero delle città perdute e la promessa di nozze del delfino Ercole con Margherita d'Asburgo, che invece sposerà poco tempo dopo Renata di Francia. Nel 1530 Carlo è consacrato imperatore da Papa Clemente a Bologna: anche Dosso e Alfonso Lombardi gli lasciano un ritratto, il Parmigianino ne fa uno bellissimo come imperatore del vecchio e nuovo mondo, ma poi se lo tiene. Il nuovo duca Ercole II va incontro a un periodo di maggiore tranquillità, se non fosse per i problemi religiosi e l'atteggiamento superbo della moglie figlia e cognata di re di Francia. Assume come impresa la Pazienza, intesa come metodo per sconfiggere l'avversario, appare in un quadro del Dosso come Ercole che cattura i Pigmei che vestiti da Lanzichenecchi gli danno battaglia. La delizia di Belriguardo (che non ha niente da invidiare ai fasti di Fontainebleau , dove il fratello Ippolito vescovo di Lione si fa costruire un palazzetto, l'Hotel Ferrare, molto ammirato dalla sofisticata corte di Francesco di Valois ) all'epoca possiede vastissimi giardini da far invidia ai castelli della Loira, come hanno evidenziato recenti aerofotografie. Nella sala delle Vigne di Belriguardo il duca si fa ritrarre in un ambiente prospettico con cariatidi e paesaggi, un richiamo dell'opera dei Dossi al Magno Palazzo di Trento, ripetuto nella delizia da Gerolamo da Carpi, Garofalo, Battista Dossi, con rimandi a Raffaello e Giulio Romano. Nel castello estense viene creata la Stanza della Pazienza, dove vengono disposte grandi tele, per la maggior parte acquistate nel '700 dal Principe Elettore di Sassonia per il suo palazzo di Dresda: il San Giorgio e il San Michele, l'Aurora e la Notte, tutte dei Dossi; la Pazienza di Camillo Filippi e l'Occasione di Gerolamo da Carpi, Marte e Venere davanti a Troia, splendido dipinto a carattere profano del Garofalo. Alfonso II, di cui si conserva a Vienna la splendida armatura, ultimo duca legittimo per investitura pontificia governa il Ducato inseguendo sogni di gloria puntualmente svaniti:la guerra contro i turchi alle porte di Vienna, la candidatura al regno di Polonia e di fondamentale importanza la nascita di un figlio maschio. E' tormentato dalla rivalità con i Medici nata dalla "questione della precedenza", le prime nozze sono con Virginia di quel casato che muore senza rimpianto, manco a farlo apposta le seconde nozze con Barbara d'Austria sono in contemporanea con quelle di Giovanna d'Austria che sposa Francesco de Medici: ne nasce un alterco e l'officiante Carlo Borromeo manda tutti a casa. Barbara d'Asburgo, tedesca devota e generosa dedita al soccorso delle zitelline, le orfanelle ritratte dal Bastarolo, muore di malattia per i disagi subiti per il terremoto del 1570 e i suoi resti mortali sono ospitati nel notevole mausoleo della chiesa del Gesù, per la cui realizzazione Alfonso richiede a lungo un contributo da parte dell'imperatore. Col passare del tempo il duca diventa sempre più tenebroso e a farne le spese è anche il Tasso, nonostante l'esaltazione della Casa D'Este nella Gerusalemme Liberata e ancor peggio finisce il conte Ercole Contrari amico del Tasso, strangolato nell'anticamera ducale. L'ultimo avvenimento importante è l'arrivo a Ferrara del "cugino" Enrico III di Valois che abbandona la Polonia per il trono di Parigi e Alfonso lo riceve nel nuovo appartamento di rappresentanza, detto dello Specchio, decorato dal Bastianino e da altri, oggi noto come salone dei giochi con la regia dello studioso di corte Pirro Ligorio, esperto di antichità che cura anche la decorazione del cortile del castello con la genealogia estense, duecento grandi figure di tutti i principi estensi realizzate a monocromo su fondo giallo incorniciate da quadrature, di cui rimangono oggi soltanto tre lacerti. Cesare d'Este, discendente di Alfonso I e Laura Dianti e designato come successore da Alfonso II non otterrà il riconoscimento pontificio e lascerà Ferrara per Modena abbandonando gran parte delle collezioni estensi nelle mani dei rapaci parenti degli Aldobrandini e dei Borghese, nuovi dominatori di Ferrara. Nel '600 soprattutto ad opera di Francesco I la corte di Modena conoscerà una nuova fioritura artistica ed il legame dinastico con Ferrara verrà riaffermato nel salone del palazzo di Sassuolo.

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