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Il tema di questo mese sarà per scelta volutamente diverso dai precedenti, parlerà di un tipo di archeologia inconsueta , allo scopo di aprire un orizzonte nuovo forse più cosciente su un problema aperto quale quello del restauro dei beni storico artistici.
Abbiamo scelto come esempio un restauro che reca alle spalle una dura contestazione sfociata in una sentenza. Questo non vuole essere che un caso non vogliamo entrare nel merito di quella che è stata l'intima questione tra le due parti in causa: vogliamo solo parlare di un monumento e della sua storia.
Il prestigioso monumento funebre di Ilaria Del Carretto si trova nel Duomo di Lucca, è certamente uno dei monumenti più celebrati della città.
La sua storia in fondo non è diversa da quella di molti altri monumenti : il signore di Lucca, Paolo Guinigi, sconvolto per la morte della sua giovane sposa Ilaria commissionò la costruzione del suo monumento funebre ad uno degli artisti più famosi del tempo Jacopo della Quercia.
Dal 1408 Ilaria del Carretto riposa nella Cattedrale ammirata e accarezzata da migliaia di mani, affascinate dalla serenità del volto della giovane defunta. L'artista ha conferito alla sua Ilaria un'espressione serena, quasi che la morte l'avesse solo sfiorata , senza intaccare nessuna delle sue caratteristiche fisiognomiche. L'unico segno in cui forse la fredda morte si identifica sono gli occhi chiusi, simbolo di un sonno eterno.
Come accade per molti monumenti anche per questo è arrivato il momento di attuare un restauro per preservare la statua dal tempo e dai suoi nefasti effetti : qui la controversia.
La denuncia fu lanciata da James Beck, docente di storia dell'arte alla Columbia University di New York, profondo studioso della storia del monumento di Ilaria del Carretto.
Secondo l'esperto il restauro applicato alla statua l'aveva completamente privata della patina del tempo, l'aveva lucidata con uso di strumenti troppo aggressivi
naturalmente gli autori del restauro, negando la responsabilità del tutto ,avevano querelato l'autore della sorprendente denuncia.
Qui volutamente ci fermiamo per quanto concerne la disputa , ora vi mostreremo una serie di fotografie in parallelo della statua prima e dopo il restauro, il giudizio ultimo spetterà poi a chi vedrà le fotografie.
Per dovere di cronaca bisogna comunque dire che la differenza tra un prima e un dopo restauro è davvero evidente , difficile non chiedersi la validità di questo restauro.
Il caso di Ilaria del Carretto riporta tuttavia ad un problema ben più ampio: quando e come attuare un restauro?
Che cosa fa di un monumento il suo intimo vissuto ?
Quali sono i segni del tempo che un restauro non deve mai togliere?
Nel caso della statua di Ilaria la patina del tempo , quel grigio che dava la dimensione del chiaro scuro forse doveva essere risparmiato , il tempo si era forse semplicemente fissato sul volto di Ilaria senza intaccarlo a livello strutturale.
In tante città d'arte italiane abbiamo occasione di vedere impalcature di piccole e grandi dimensioni spesso notiamo solo , passando, da quanto tempo sono lì , dimenticando forse cosa esse nascondono.
Il problema riguardo al tipo di restauro è sempre un problema aperto , varia da caso a caso per questo al di là della sentenza il caso di Ilaria del Carretto resterà un problema aperto lo sarà ogni volta che un visitatore noterà la differenza tra passato e presente e si chiederà il perché.
Noi crediamo che sia giusto ricercare anche i giusti limiti a cui un restauro deve sottostare, certamente ci sono in questo campo persone di gran lunga più competenti di noi , per questi quest'articolo vuole solo spaziare in un tema spinoso ed estremamente vasto, non vuole che essere che "una goccia nel mare".
Visto che abbiamo lanciato tutta una serie di interrogativi nel corso dello scritto desideriamo chiudere con un ulteriore quesito:
Il passato di un monumento deve sempre poter essere letto , al di là di qualsiasi restauro giusto o sbagliato?

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