Indice del sito

Home page del GAF

Attività del GAF

Informazioni sul GAF

Il tema del mese

L'archeologia nel mondo

Links interessanti

Gruppi Archeologici d'Italia


ComFE
Comune di Ferrara

G.A.F.

I ghiacci della Siberia, da sempre i più temuti e misteriosi, hanno per 23000 anni conservato un esemplare di Mammut. Oggi la caparbietà e la volontà di una équipe di archeologi hanno riportato questo "gigante della preistoria" al presente e alla storia. Il nome che gli è stato attribuito è JANKOV e si tratta di un esemplare di maschio adulto dell'età di 47 anni circa, di altezza superiore a 3,3 metri per un peso di 4 tonnellate. La sua storia, che forse costituisce il lato più affascinante, dopo quello della scoperta vera e propria, è stata ricostruita a partire dalle evidenze sul terreno, facendo ricorso anche alla pratica della congettura e dell'ipotesi. Probabilmente mentre stava pascolando nella steppa, per raggiungere forse un ciuffo d'erba particolarmente appetibile, si spinse su un ponte di ghiaccio e questo non resse le 4 tonnellate del suo peso. Il Mammut a seguito della caduta rimase prigioniero del permafrost, la terra gelata della Siberia, che con la sua elevata temperatura garantì la sua perfetta conservazione. 23000 anni fa dunque questo esemplare, da poco balzato agli onori della cronaca, morì...Oggi a distanza di secoli gli studiosi che l'hanno liberato dal silenzio dei ghiacci avranno la possibilità di studiare non solo la sua vita , ma ricostruire l'ambiente in cui doveva essere vissuto, di cosa si cibava insomma tutta una serie di informazioni preziosissime per capire ciò che da sempre restava solo nella cerchia delle ipotesi. Jankov è davvero un esemplare speciale , non solo per la sua scoperta, ma perché rispetto ad altri esemplari di mammut che sono stati rinvenuti in precedenza è stato trovato del tutto sepolto nel permafrost e quindi perfettamente conservato nelle sue parti. Il permafrost, che 23000 anni fa imprigionò il mastodontico corpo di Jankov causandone la morte, ora costituisce l'unico mezzo per permettergli di "continuare a vivere": tolto dal ghiaccio i suoi tessuti andrebbero a male con una rapidità davvero sconvolgente. Per studiare il corpo di Jankov è necessaria una temperatura ambiente di meno 15 gradi. L'animale è stato portato, dopo la scoperta, a KHATANGA, capoluogo della penisola di Taimyr, a 300 chilometri dal luogo del ritrovamento. La procedura di trasporto è stata obbligata: si dovuto tagliare l'intero blocco di ghiaccio dove l'esemplare era imprigionato, e trasportarlo in elicottero fino al luogo deciso. Una volta sistemato ad una temperatura a lui favorevole allora si procederà all'analisi. Possibilità forse tra le più suggestive sarà quella di poter clonare Jankov, tale condizione è potrà essere data dal ritrovamento di tessuti e quindi di DNA. La questione clonazione sta certamente diventando sogno di molte persone, studiosi e profani , ma resta ancora una tra le ipotesi di secondo piano a livello di studio la prima sarà certamente quella di partire dal corpo dell'animale per ricavare tutta una serie di informazioni sulla vita 23000 anni fa nella steppa russa come e perché questi esemplari siano scomparsi. Tante le domande all'indomani di una sensazionale scoperta, tanti gli orizzonti d'attesa e una sola grande certezza: Jankov. La clonazione è di certo una possibilità affascinante, ma credere di poter vedere un giorno passeggiare magari in uno zoo un esemplare di mammut sarebbe forse più che futuristico direi più anacronistico e forse non così necessario... Jankov è di certo la scoperta del secolo, è la possibilità per l'uomo moderno di capire accedere ad un mondo lontano secoli da noi. Crediamo non esistano parole abbastanza grandi a descrivere semplicemente Jankov per questo lasciamo spazio alle immagini della scoperta.

 


Per saperne di più vi consigliamo di consultare il sito di Discovery OnLine, da cui proviene il repertorio fotografico che segue.






E-Mail