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Si dice che la storia con i suoi piccoli e grandi eventi lasci la propria traccia proprio in quelle stesse rovine che l'uomo moderno ammira oggi in Italia e all'estero ebbene esistono luoghi che sono la storia stessa, che con le loro grandiose rovine non raccontano, ma ricordano epoche passate.
La città ellenistica di Jerash (Gerasa) nel cuore della Giordania testimonia appieno con quale forza evocativa in certi luoghi la storia possa fissarsi.
Una città una storia: di origine ellenistica, in epoca romana attestata con il nome di Antiochia.
Jerash fu conquistata da Alessandro Ianneo nel 78 a.C., successivamente fece parte della Decapoli poi nel 106 d.C. passò da provincia della Siria a provincia d'Arabia, nel periodo degli Antonini acquistò nuovo splendore arricchendosi di numerosi templi e costruzioni.
Nel 611 l'arrivo dei Persiani e poi dei mussulmani nel 634 segnò la fine della città, che dopo un ultimo insediamento di una popolazione greco-araba rimase deserta.
Oggi Jerash costituisce il cuore più antico di una terra dalle molte anime: la Giordania. E' un simbolo prestigioso una testimonianza di un passato che reca la firma di due popolazioni protagoniste, in modi diversi, della storia i greci e i romani.
Davanti alle rovine di Jerash non si può non provare una profonda emozione. Dell'antica maestosità restano attualmente solo rovine, ma per gioia di archeologi studiosi e semplici appassionati questa silente dimensione è ancora un prezioso testimone di storia, la possibilità di ottenere importanti informazioni che altrimenti sarebbero perse per sempre.
Passeggiando tra le rovine della città non è possibile non sorprendersi di come queste strutture abbiano vinto la sfida di secoli e siano ancora mirabilmente quasi integre.
Varcata la maestosa porta a tre fornici, incorniciati da semicolonne corinzie, si accede ad una realtà che non sembra contrastare i tentativi di modernità che la circondano: è la traccia più evidente del passato che attraverso le proprie rovine guarda i nuovi orizzonti moderni.
Una lunga strada, costituita da blocchi di pietra, porta al caratteristico foro, la piazza circolare è incorniciata a ferro di cavallo con un colonnato corinzio , che esalta i contorni e gli spazi.
Lo sguardo fatica ad abbracciare l'intero perimetro della piazza, l'obelisco al centro allunga la sua ombra sulla "grezza" pavimentazione e il visitatore non può non sentirsi incredibilmente piccolo davanti a tanta grandezza.
Il foro è il cuore di questa città immersa nel roccioso territorio giordano, un tempo era stata un luogo "chiave" deve la popolazione si incontrava , dove contrattava , dove discuteva. Ora il vociare degli antichi abitanti non è altro che la voce del silenzio , che serpeggia tra le colonne crollate , tra le rovine che dominano la piana.
Procedendo attraverso vie monumentali si arriva a uno dei due teatri che conserva ancora parte della scena , con ingressi e corridoi. Del teatro restano anche le gradinate, e dalla sommità di esse si domina l'intera costruzione e alle spalle di questa si scorge parte del colonnato della piazza del foro, suggestiva con i suoi giochi di luci ed ombre.
Usciti dal teatro si imbocca la via Sacra con il suo caratteristico colonnato.
Il tempo sembra che si sia davvero fermato , impresso su quelle colonne, che si slanciano verso il cielo , culminando nella perfezione delle foglie d'acanto dei capitelli corinzi.
Ai bordi della strada tronchi di colonne sono disposti in ordine confuso , alcuni risentono ancora degli antichi crolli.
Il maggiore edificio che si incontra sulla via Sacra è certamente il complesso della cattedrale cristiana. Attraverso una lunga scalinata di pietra si arriva, emulando il percorso che un tempo fu quello dei fedeli alla ricerca del contatto con la divinità, alla maestosa fontana, che troneggia all'interno dell'edificio.
Durante il periodo dell'Epifania dalla fontana sgorgava vino, in onore della festa, nei giorni comuni acqua. L'abside della Cattedrale ostenta la bellezza dei propri interni: doveva essere divisa in più ordini, almeno quattro , oggi ne restano visibili solo due contraddistinti, nella parte inferiore da colonne che incorniciano vani quadrati, nella parte superiore da finestre.
Originariamente il suolo della cattedrale era stato occupato da un tempio pagano, dedicato al dio Dioniso, successivamente, con l'avvento del cristianesimo, il tempio venne distrutto e i materiali rimpiegati per la costruzione della cattedrale.
Procedendo lungo la via Sacra , entrando in un vano , ricavato tra le colonne si arriva alle terme, dove si riconosce ancora la struttura tipica, fatta di fontane e vasche.
Il cristianesimo ha lasciato numerose tracce di se a Jerash, chiese piccole e grandi ancora oggi testimoniano in tutta la loro bellezza la diffusione del nuovo culto in Giordania.
Altre rovine dominano la piana, conferendo al territorio ,inasprito da rocce e radi arbusti una dimensione quasi arcana, dove il passato incontra il presente.
Degli antichi templi pagani ora restano solo rovine estremo tentativo di resistere ai secoli per essere testimonianza.
Salendo lungo stradine tortuose si arriva quasi a dominare l'intero paesaggio, ma in realtà si tratta solo di un'illusione le rovine si snodano ancora per chilometri e di colpo il visitatore si ritrova ad aver visto solo una piccola parte della città.
Jerash è ancora l'emozione di poter percorrere strade che sono state attraversate da antichi carri, bighe, senatori togati.
E' la storia che ha lasciato tracce evidenti in ogni colonna pietra e calpestata.

Jerash come Pompei Ercolano Ostia città dove il tempo sembra realmente essersi fermato, dove l'uomo moderno può ancora attraversare strade che il tempo ha risparmiato , toccare colonne che hanno resistito a secoli di storia.
Luoghi come questi sono preziosi non solo per lo studioso, ma anche per il semplice curioso, vederli significa avere la possibilità di trovarsi a contatto con il risultato più evidente e grandioso della volontà dell'uomo di lasciare traccia di sé ai posteri.
Un giorno un uomo definì la Storia maestra di vita, ebbene il silenzio della storia sono le rovine di Jerash e di tutte le altre città antiche che ancora oggi continuano la loro lotta per la sopravvivenza ai secoli.


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