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La pratica della mummificazione compare in Egitto gią agli albori della I Dinastia (2965-2815 a.C.), ma soltanto con la IV il processo divenne completo.
Questa pratica, descritta da Erodoto nelle Storie, consisteva nell'estrazione delle viscere del defunto, e del cervello, mediante l'uso di sostanze caustiche che ne permettevano la fuoriuscita grazie ad un uncino direttamente dal naso.
Il corpo subiva successivamente un processo di disidratazione attraverso l'immersione in una sostanza composta da acqua e natron, una soluzione di carbonato, bicarbonato, cloruro e solfato di sodio proveniente dalla regione di El Kab, presso Uadi Natrun.
Questa fase, secondo lo storico greco, sarebbe durata circa 70 giorni, ma studi recenti hanno ipotizzato un periodo di minore che oscilla tra i 40 e i 20 giorni.
Una volta estratto dalla soluzione, il corpo del defunto veniva lavato, unto e si procedeva al riempimento delle cavitą interne con lino, oli e spezie, mentre la pelle veniva frizionata per recuperare la sua elasticitą.
La cura del cadavere era molto sentita al punto che diverse mummie presentano tracce di henné sulle mani e unghie (una particolare pasta usata per tatuare mani e piedi) e hanno subito trattamenti ai capelli o sostituzione dei bulbi oculari con palline di vetro.
Le viscere asportate venivano anch'esse lavate e bendate e disposte in recipienti chiamati "vasi canopi". Ad ognuno di questi contenitori ( che erano 4 ) era associata un divinitą, i 4 figli di Horo: Amset per il fegato, Hapy per i polmoni, Duamutef per lo stomaco e Qebehsenuf per gli intestini.
I vasi subirono un'evoluzione soprattutto per quanto riguarda il coperchio che assunse la figura della divinitą rappresentata, mentre la loro collocazione cambiava a seconda del periodo ( nelle cavitą addominali, tra le gambe del defunto prima del bendaggio). Soltanto pił tardi ( XXVI Dinastia) la loro funzione perse di importanza, quando le pratiche di mummificazione diventarono sempre pił approssimative, mantenendo pur sempre la forma, ma non la loro funzione di contenitori.
Infatti da ora in poi verranno scolpiti in un unico blocco di pietra e raccolti in un contenitore chiamato "Cista Canopica".
Il cervello ed il cuore subivano un trattamento diverso: il primo veniva eliminato, mentre il secondo, essendo considerato il motore della vita e la sede dei pensieri veniva lasciato al suo posto.
Infine il corpo veniva avvolto da bende di lino, della lunghezza complessiva di diverse centinaia di metri, entro le quali venivano posti degli amuleti, con valenza apotropaica.
Ultima fase era quella della deposizione della mummia all'interno del sarcofago, a sua volta contenuto in una cassa rettangolare in pietra.
Il particolare significato di un'operazione cosģ laboriosa e complicata va ricercato nella visione religiosa egiziana dell'aldilą.
Infatti si credeva che il defunto si trasferisse in un altro mondo, quello degli Dei, mantenendo la sua corporeitą e le sue funzioni. E' per questo motivo che all'interno della tomba era sempre presente una statua che rappresentava l'aspetto materiale del morto qualora il processo di mummificazione non si dimostrasse efficace a conservarlo.
La morte non rappresentava la fine di tutto, ma soltanto un passaggio verso un aldilą, il cui accesso era approvato da un vero e proprio tribunale composto da Dei di cui il Dio Osiris era il giudice supremo.
Il defunto veniva accompagnato dal Dio Anubi ( il Dio Sciacallo) nella Sala della Veritą, dove avveniva la cosiddetta Psicostasia, ovvero la "Pesatura dell'anima". Al centro della sala si trovava una bilancia a due piatti contenenti nel primo una piuma, simbolo della dea-veritą Maat, mentre nel secondo il cuore del defunto stesso. La pesatura era presieduta dal Dio Thot, che aveva il compito di registrare il verdetto: se i due pesi si equivalevano allora significava che il defunto poteva accedere all'aldilą, mentre se il cuore pesava pił della piuma allora egli veniva sbranato dalla "Divoratrice", un animale mitologico metą coccodrillo e metą ippopotamo, che si trovava nei pressi della bilancia.
In questo caso l'uomo subiva la seconda morte da cui non aveva possibilitą di ritorno.

Il defunto viene condotto da Anubi ( sinistra) nella Sala della Veritą; al centro si trova la bilancia e sotto di essa il famoso animale "La Divoratrice" mentre a lato il Dio Thot č in procinto di scrivere su una tavoletta il verdetto della pesatura; nell'estrema destra del papiro si vede Osiris nel suo trono che assiste alla
Psicostasia.
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