|


Sembra essere ormai particolare dato di fatto che le più grandi scoperte archeologiche compiute siano frutto di casualità, oltre che ovviamente di ricerca e di studio.
Anche l'ultima scoperta archeologica che sta affascinando il mondo degli storici romani e degli studiosi della materia in generale è stata frutto di una casualità: dai lavori delle Ferrovie dello Stato nella località di San Rossore, presso Pisa è emerso uno scafo romano di oltre 15 metri.
Quello scafo sommerso sotto il fango ha dato il via ad uno scavo vero e proprio, i lavori sono stati fermati ed è stato aperto un cantiere per il recupero della nave.
Continuando a scavare sotto il fango e i detriti sono emerse altre nove navi romane, che dovevano essere state ancorate al porto di Pisa , in corrispondenza dell'attuale borgo di San Pietro a Grado.
Il porto era situato su un ramo secondario dell'Auser, un affluente dell'Arno oggi scomparso.
Non lontano dall'attuale piazza dei Miracoli è stata rinvenuta dunque la prima delle dieci navi riportate alla luce: si trattava di una nave oneraria da carico, il dato che rivelava la particolarità della scoperta era certo la lunghezza dello scafo: oltre 15 metri.
Dopo qualche giorno è stata ritrovata un altra nave, simile a livello strutturale alla precedente denominata nave A, diversa per le dimensioni del carico e della stiva. Questa seconda nave detta B infatti presentava un rilevante numero di anfore da carico disposte nella stiva su filari sovrapposti.
Le anfore ,una volta estratte dai resti dello scafo, hanno evidenziato al loro interno residui di vino, noci, castagne e semi di ciliegie ,pesche e susine.
Questi residui costituiscono tracce importantissime ai fini di una ricostruzione dei prodotti commerciati, del tipo di alimentazione, e del commercio con altri porti. L'analisi di questi resti sarà dunque condotta in laboratori specializzati , dove ogni dato sarà valutato nell'ottica di una quanto maggiore possibile ricostruzione del vissuto romano.
Dall'analisi delle anfore sono emerse anche tracce di lava vesuviana: una dato estremamente importante considerando che da questo si è ipotizzato che la nave arrivasse dal golfo di Napoli.
Lo scavo continua (mentre in laboratorio si procede alla rilettura dei dati e all'analisi delle possibili interpretazioni) un'altra nave viene così rinvenuta: la nave D viene trovata capovolta e mostra da subito una struttura inedita rispetto alle altre due navi. La prua era affusolata come per portare un rostro, ossia un particolare tipo di sperone di bronzo usato per squarciare lo scafo delle navi nemiche.
La nave D poteva dunque essere una nave da guerra, la prima mai ritrovata dell'epoca romana, naturalmente questa resta solo una delle possibili ipotesi, certo la conformazione della prua indicherebbe proprio una nave dall'assetto bellico.
Le navi trovate sono in tutto dieci , solo sette sono state però riportate alla luce, ma i lavori in questo senso procedono; oltre a queste sono state estratte dal fango un totale di 400 anfore di varia origine, punica , greco-italiche, africane.
Il carico delle navi era estremamente vario, oltre alle anfore destinate al trasporto di viveri, sono stati trovati piatti, tazze ,utensili, tavolette di cera, corde intatte, tutti oggetti che risalgono al V secolo a.C.
Il primo problema che gli studiosi si sono posti , dopo essersi occupati del recupero, è stato il capire perché quelle navi fossero state ricoperte dalla melma.
Tra le tante ipotesi una sembra essere quella più probabile: le navi forse erano state sorprese da un'inondazione, e questa inondazione poi avrebbe cambiato il profilo idrogeologico della zona. Ma se queste preziose imbarcazioni sono giunte sino a noi lo dobbiamo proprio a questa imprevista inondazione, che ha garantito una buona conservazione del legno e delle anfore.
Questo ritrovamento di 10 scafi romani costituisce certamente un record assoluto, il precedente spettava a Marsiglia dove erano state trovate ben sette navi romane.
E' affascinante pensare a come dieci navi con il loro contenuto siano emerse dal fango a distanza di secoli e per giunta per un caso fortuito, sembra a guardarle che il tempo non sia trascorso, che le abbia solo sepolte.
Questa scoperta tuttavia oltre al dovuto entusiasmo porta con sé una serie di considerazioni circa i problemi connessi al ritrovamento. Primo fra tutti è da considerarsi il problema finanziario per ampliare lo scavo alla ricerca della precisa posizione del porto, per definirne i confini. Fino ad ora sono state le Ferrovie dello Stato a sostenere i costi con un contributo di un miliardo, ora invece per continuare si dovrà trovare l'appoggio di altre Istituzioni.
In questo particolare tipo di scavo il problema maggiore è quella della conservazione: gli scafi vanno tenuti costantemente umidi per evitare la rapida disgregazione e per questo occorrono strutture apposite estremamente costose.
Le parti che sono state riportate alla luce sono state immediatamente ricoperte da un doppio guscio di vetroresina: gli scavi e la resinatura devono procedere di pari passo.
Il guscio di vetroresina ha una funzione estremamente importante: deve irrigidire gli scafi e consentire una prossima rimozione.
Il Ministero ha affittato un capannone dove le navi saranno provvisoriamente collocate per il restauro, poi saranno sistemate definitivamente negli Arsenali Medicei, struttura cantieristica sull'Arno.
I restauri previsti su queste dieci imbarcazioni avranno una durata di 8 anni, durante i quali le navi saranno comunque esposte al pubblico.
Il restauro procederà per tappe definite:
1- Il legno subirà un processo di stabilizzazione immerso in grandi vasche.
2- Gli scafi resteranno comunque visibili in queste vasche.
3 Il consolidamento finale avverrà con una nuova tecnica, che consiste nell'immergere il legno in una soluzione zuccherina.
4- Si avrà poi l'essiccazione, la struttura cristallina dello zuccherò formerà un'impalcatura in grado di sostenere le cellule del legno.
Le "navi del passato" costituiscono una delle scoperte più promettenti dell'attuale archeologia subacquea odierna, sono certamente una traccia fondamentale di una civiltà che ha lasciato un segno indelebile nella storia.
Riuscire a capire i misteri legati al seppellimento di queste dieci navi sarebbe utile a squarciare un altro velo che ancora avvolge la civiltà romana.
Un porto sepolto è ora il quesito che gli storici e gli archeologi si stanno chiedendo sperando di dar voce a questi preziosi ritrovamenti.
|
|
|
|