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Una normale immersione subacquea compiuta da un sub professionista nelle acque di Riace: da questo semplice episodio ha inizio la lunga storia di una scoperta archeologica che ha segnato una tappa importantissima nella storia della ricerca.
Nel 1972 il sub Mariotti immergendosi al largo di Riace scorge sul fondale un oggetto, che inizialmente non riesce ad identificare, si avvicina e scopre che dal fondo melmoso esce quella che lui identifica come una mano in bronzo.
Mariottini segnale il fatto alla Sovrintendenza e una squadra di subacquei professionisti vengono inviati sul posto, con l'aiuto di speciali apparecchiature e usando le dovute attenzioni i sub riportano in superficie una statua di bronzo, proseguendo l'indagine della zona interessata viene poi rinvenuta una seconda statua in bronzo.
Nel 1972 il mare di Riace restituisce alla terra e alla storia due capolavori in bronzo che balzeranno subito agli onori della cronaca come una delle scoperte più importanti del secolo.
Le statue sottoposte ad una prima operazione di restauro vengono portate al museo di Riace dove si trovano tuttora.
I bronzi di Riace identificati inizialmente con le lettere A e B raffiguravano degli imponenti corpi maschili nudi, uno apparentemente più giovane e l'altro più maturo, la loro identità restava sconosciuta: le ipotesi su di essa si susseguirono sino ad arrivare a sostenere una loro provenienza greca come bottino riportato a seguito della conquista romana.
Nel 1994 Archeologi, restauratori e tecnici dell'Istituto Centrale del Restauro e della Soprintendenza archeologica della Calabria hanno avviato un delicato progetto di restauro al fine di scongiurare la minaccia costituita dalla presenza al loro interno di residui di terra e di sali dannosi.
Lo svuotamento delle statue, primo decisivo intervento, è stato eseguito con l'ausilio di una sofisticata strumentazione che ha permesso di entrare all'interno. L'esame ha rilevato la presenza all'interno della statua B di una seconda statua in argilla.
Questo particolare restauro mostra lo stretto rapporto tra l'archeologia e altre discipline, in questo caso è stata la strumentazione medica a dare nuovi ed importanti risultati. Attraverso quest'approfondita indagine è stato possibile accertare le fasi di realizzazione delle statue. Mostriamo ora le immagini dell'interno dei due celebri bronzi allo scopo di illustrare quanto possa diventare interessante l'analisi approfondita al microscopio di un bronzo, da sempre visto solo nelle fattezze esteriori.
Il restauro del 1994 è stata certamente una tappa importante nella storia dei Bronzi di Riace, ma a distanza di cinque anni un'altra tappa è stata raggiunta.
1999 Per i bronzi di Riace c'è una nuova rilettura.
Finalmente dopo anni di ipotesi e di ricerche i due statuari guerrieri di bronzo sembrano aver ritrovato la loro originaria identità. Un recente studio ha inoltre rivelato il ruolo del bronzista AGELADA di Argo, maestro di Mirone e di Fidia.
Lo storico dell'arte Paolo Moreno ha avanzato la tesi che gli autori dei bronzi fossero AGELADA di Argo e ALCAMENE di Lemno, tale tesi è nata dallo studio comparato della decorazione del celebre tempio di Olimpia. Il bronzo denominato A sembra mostrare notevoli somiglianze con l'Atlante di una metopa del tempio di Olimpia, realizzata pare da ALCAMENE.
Secondo lo storico il cosiddetto bronzo B sarebbe ANFIARAO, indovino del re Adrasto, costretto, secondo la leggenda, a partecipare alla spedizione dei SETTE A TEBE.
Il bronzo A invece sarebbe Tideo altro eroe della spedizione..
I due bronzi farebbero quindi parte di un gruppo statuario dedicato a celebrare la leggenda dei SETTE A TEBE accompagnati dai loro discendenti ed epigoni.
Secondo i versi di Eschilo, uno dei tre grandi tragediografi greci, Tideo insulta l'indovino Anfiarao, che si rifiutava di partecipare alla spedizione contro Tebe, visto che ne prevedeva l'esito negativo.
Adesso i celebri bronzi non hanno solo un nome ma anche una leggenda alle spalle, che spiega la loro postura l'espressione sui loro volti.
In conclusione i Bronzi di Riace restano tuttora meta di un notevole turismo, si
trovano presso il Museo Archeologico di Reggio Calabria ed il loro fascino è sopravvissuto ai secoli custodito dal mare, ora ad alimentarne il mistero e il fascino si aggiunta una possibile identificazione e una leggenda a suffragio di questa.
E' sempre una grande lezione quella che i capolavori del passato ci danno: sono loro la storia, e che abbiano un nome o meno essi costituiscono sempre un frammento di uno dei puzzle più affascinanti e complessi con cui un uomo si sia mai confrontato : la storia...
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