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TESTIMONIANZE SULLA ROCCIA:
Le Incisioni Rupestri Della Valcamonica

La preistoria dell'uomo è da sempre un tema che affascina e
incuriosisce l'uomo moderno.
Le tracce della preistoria dell'uomo sono estremamente labili, spesso la
ricostruzione deve partire da una documentazione da resti esigui e
frammentari, ma forse, proprio per questo motivo, la ricerca appassiona
e coinvolge numerosi studiosi a livello nazionale ed internazionale.
Quando però il passato si "fissa" su un oggetto o su un
reperto ecco che realmente l'uomo moderno, incarnato nella figura del
ricercatore, incontra il pensiero dell'uomo preistorico.
Questo in particolare è il caso delle incisioni rupestri della
Valcamonica, dove sono attualmente visibili le tracce di una antica
popolazione, i CAMUNNI, che di sé ha voluto lasciare il proprio
linguaggio figurato.
I CAMUNNI secondo gli archeologi e gli studiosi dell'ambiente occuparono
la zona meridionale della Valcamonica allo scopo di cacciare cervi, alci
ed altre varietà di animali.
Si trattava di un popolo di cacciatori-raccoglitori, che praticava
ancora riti e credenze venatorie; furono proprio loro per primi a
produrre "arte rupestre" in Valcamonica. Il motivo della
caccia e la raffigurazione di animali ricorrono spesso nell'arte camuna,
costituiscono prove evidenti del motivo che li spinse ad occupare la
valle, e soprattutto testimoniano l'intima natura di questa popolazione:
la caccia.
A un primo nucleo di "CAMUNNI" nel tempo si sono poi aggiunte
popolazioni neolitiche: ciò risulta evidente dalle tracce lasciate sul
territorio. I petroglifi camunni sono noti a livello archeologico dal
1909, data in cui un geografo bresciano di origini svizzere Walther
Laeng ha dato notizia della scoperta di due massi istoriati nei pressi
di Capo di Ponte.
Si trattava dei celebri "Massi di Cemmo" che vennero poi
studiati separatamente da altri studiosi negli anni successivi.
La guerra naturalmente interruppe i lavori di ricerca sul sito.
Nel 1955 sorse poi a Capo di Ponte su iniziativa della Soprintendenza
Archeologica della Lombardia il Parco nazionale delle Incisioni Rupestri
di Naquane.
Da questa data in poi le ricerche andarono di pari passo con lo studio
approfondito del territorio e il già nutrito gruppo di studiosi contò
numerose nuove adesioni.
Ciò che appassionava gli studiosi di preistoria era proprio la ricerca,
motivata dal fatto che poco si sapeva della cultura materiale dei
Camunni, era una sorta di "sfida" per gli studiosi, fatta in
nome della conoscenza di una popolazione che qualcosa di sé aveva
lasciato, e proprio per questo era importante la ricostruzione di un
contesto.

Il dato archeologico da cui si è partiti sono state dunque le famose
incisioni rupestri, prodotte da questa popolazione, si tratta per lo più
di immagini appartenenti alla sfera della caccia e al mondo animale, con
cui i Camunni avevano un legame speciale.
Davanti a queste rocce istoriate non può non sorgere spontanea la
domanda circa le possibili modalità di realizzazione di tali incisioni.
Ebbene gli incisori preistorici utilizzavano due tecniche:
1)picchiettavano con una pietra aguzza battendo direttamente sulla
superficie. Questo metodo appare il più utilizzato sulle rocce della
Valcamonica.
2)graffiavano la roccia con un chiodino, uno strumento metallico oppure
con una pietra molto appuntita.
In entrambe le tecniche risulta comunque evidente l'uso della pietra,
anche se sappiamo che i Camunni conoscevano il metallo, questo per
motivi tradizionali e religiosi. La pietra conservava dunque ancora una
valenza di tipo sacrale rispetto al metallo, era anche il materiale più
facilmente reperibile.
Si crede che gli incisori preistorici costituissero una congregazione o
una sorta di scuola specializzata, dove gli allievi imparavano dai
maestri.
Si notano infatti evoluzioni stilistiche, da un periodo cronologico ad
un altro, e su alcune rocce si è potuta osservare la presenza di una
stessa "mano" ossia l'intervento del medesimo artista.
Le attività rupestri sono un'attività puramente religiosa in certi
casi, legata a momenti particolari appartenenti alla sfera
magico-religiosa, per questo dobbiamo pensare a sacerdoti incisori che
si trasmettevano l'arte e lo stile di padre in figlio o di maestro in
allievo.
A questo punto sarà opportuno trattare i metodi di studio compiuti su
questo tipo di testimonianze.
Una volta rimossi con strumenti e detergenti le impurità che ricoprono
la roccia si inizia la fase di colorazione delle incisioni. Si tratta di
un trattamento praticato per favorire una maggiore leggibilità delle
incisioni poiché questa colorazione crea un netto contrasto tra le
incisioni, che diventano bianche, e la roccia che diventa nera.
Compiuta questa prima operazione comincia lo studio vero e proprio:
1) Si eseguono fotografie d'insieme e dei particolari.
2) Si ricopiano le incisioni mediante ricalco con pennarelli indelebili,
su fogli di politilene trasparente.
3) Le incisioni vengono trasferite graficamente su xerocopia, computer,
o con rapidograf su carta da lucido.
4) Si ha poi la catalogazione delle incisioni grazie all'aiuto di
computer.
Queste dunque sono i processi impiegati per trarre dal documento
archeologico il maggior numero di informazioni possibili, lo scopo non
è solo ravvisabile nella catalogazione o documentazione , ma anche nel
tentativo di datazione di questi graffiti rupestri.
La datazione in questo caso specifico è estremamente difficile. Gli
archeologi hanno tenuto conto di diversi fattori. Ad esempio:
1) La sovrapposizione di più disegni, che indica che uno fu inciso
quando già l'altro esisteva.
2) La raffigurazione di oggetti(quali spade e pugnali) che si possono
confrontare con oggetti reali simili, rinvenuti negli scavi.
3) Cambiamenti di stile e di repertorio figurativo
4) La presenza di iscrizioni o di animali poi scomparsi dalla regione
come l'alce.
Attraverso l'attento studio di questi fattori si tentata una datazione
che oscilla a seconda delle incisioni , ma che parte dal I millennio a.C
In conclusione le incisioni rupestri della Valcamonica sono il segno
evidente del passaggio dell'uomo antico, sono la codificazione, in un
linguaggio fatto di segni e simboli all'apparenza elementari, del
pensiero dell'uomo preistorico.
Se ogni uomo è di fatto il risultato di un dato ambiente in cui si è
sviluppato allora non sarà difficile, guardando queste bellissime
incisioni, immaginare i Camunni intenti ad istoriare le rocce, simbolo
caratteristico del paesaggio che ha visto il loro stanziamento.
Queste rocce sono quanto di più significativo e prezioso questa
popolazione, ancora per molti versi avvolta nel mistero, ha voluto,
consapevolmente o inconsapevolmente ,lasciare all'uomo moderno.
Tutto il fascino ed il mistero di questa popolazione sono insiti in
queste incisioni, dove religione, mito e tradizione si intrecciano a dar
vita alla storia .
Ciò che spinse questi uomini a incidere la roccia resta ancora un
quesito aperto, che gli studiosi sperano di risolvere.
E' estremamente complesso ricostruire la storia le radici di un popolo a
partire da raffigurazioni su roccia eppure in esse è racchiuso il
segreto l'anima del popolo camuno.
Vedere di persona queste incisioni è toccare con mano una parte di
storia ,ripercorrere le orme dell'uomo preistorico, e soprattutto
provare un emozione tangibile rispetto alla visione di tali immagini su
libri o in documentari .
Il Parco Nazionale di Naquane è aperto tutti i giorni escluso il lunedì
dalle 9,00 al tramonto..
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