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O.d.G. "Sospensione immediata dell'uso degli Erbicidi su tutto il territorio comunale"

di Ilaria Morghen - 3.6.2015
P.G. 56464/2015



OdG: sospensione immediata dell’uso degli Erbicidi su tutto il territorio comunale.

In ottemperanza al principio di salvaguardia della salute dei cittadini e del rispetto dell’integrità dell’ecosistema della città e della provincia di Ferrara, nelle funzioni di Consiglieri del Sindaco, il Gruppo M5S, informa, Sindaco, Giunta e Cittadini, che in seguito ad una richiesta accesso atti presentata dal Gruppo Consigliare M5S di Ferrara (P.G. 44145/2015), avente in oggetto i trattamenti di diserbo messi in atto sul territorio comunale da AMFSEC e concordati nei Contratti di Servizio in essere con il Comune di Ferrara, si è appreso che:
1. per le operazioni di diserbo chimico nelle aree comunali ai margini stradali e nei viali cimiteriali, (in difformità alle prescrizioni del Piano d’Azione Nazionale del Ministero dell’Ambiente, Decreto legislativo 14 Agosto 2012 n°150 art.1, 2, 3, 5, 6; All.1), vengono utilizzati erbicidi chimici, le cui schede descrittive (PEC 46048/15), riportano i seguenti effetti collaterali alla dispersione ambientale:
GLYPHOSATE http://www.salute.gov.it/fitosanitariwsWeb_new/FitosanitariServlet?ACTION=cercaSostanza&FROM=0&TO=49&PROVENIENZA=LISTA&SOST=203, nocivo per l’ambiente, irritazione oculare, della pelle delle vie respiratorie e dell’apparato digerente.
OXYFLUOREN : altamente tossico e pericoloso per l’ambiente, con effetti a lungo termine per l’ambiente acquatico. Sostanza pericolosa per inalazione e per contatto con pelle ed occhi, e per ingestione (rischio di lesioni gravi).
Inoltre, in base al Rapporto ISPRA 175/2013 , il glifosate è un erbicida non selettivo impiegato sia su colture arboree che erbacee e aree non destinate alle colture agrarie (industriali, civili, argini, scoline, ecc.). Nonostante sia una delle sostanze più vendute a livello nazionale e la sua presenza nelle acque sia stata abbondantemente confermata anche da dati internazionali, il suo monitoraggio è tuttora effettuato solo in Lombardia, dove la sostanza e/o il metabolita AMPA sono presenti nel 90% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali, sempre con concentrazioni oltre il limite di 0,1μg/l.
Glifosate e AMPA sono le sostanze che più determinano il superamento degli SQA ( standard di qualità ambientale), nelle acque superficiali: AMPA in 70 punti (79,5% del totale), glifosate in 37 punti (42% del totale). Meno frequente è la presenza delle due sostanze nelle acque sotterranee, la cui ricerca, come già detto, è limitata alla Lombardia.

Gli organismi acquatici, ma anche gli altri organismi, compreso l’uomo, attraverso la catena alimentare, sono spesso esposti a miscele di pesticidi a vari livelli di concentrazioni. La normativa di riferimento, quella europea in particolare, così come le metodologie di valutazione del rischio utilizzate, sono generalmente riferite alle singole sostanze. Maggiori attenzioni e approfondimenti in relazione agli effetti della poliesposizione chimica sono auspicate in particolare a livello di Unione Europea (Consiglio UE 17820/09). In un recente documento sono riportate le conclusioni sulla tossicità delle miscele di tre comitati scientifici della Commissione Europea (Commissione europea, 2012). In particolare, nel documento si afferma che esiste un’evidenza scientifica per cui l’esposizione contemporanea a diverse sostanze chimiche può, in determinate condizioni, dare luogo ad effetti congiunti che possono essere di tipo additivo, ma anche di tipo
sinergico, con una tossicità complessiva più elevata di quella delle singole sostanze. Nel documento, inoltre, si evidenzia come principale lacuna, la limitata conoscenza riguardo alle modalità con cui le sostanze esplicano i loro effetti tossici sugli organismi. La valutazione degli effetti delle miscele si basa essenzialmente su stime indirette della tossicità a partire dai dati tossicologici delle singole sostanze (USGS, United States Geological Survey 2006b). Generalmente, miscele di pesticidi appartenenti alla stessa classe chimica e che presentano modalità di azione biologica molto simile mostrano con maggiore probabilità un effetto tossicologico di tipo additivo, dove la tossicità complessiva è il risultato della somma delle concentrazioni dei singoli componenti normalizzate per le rispettive dosi di effetto (EC50, concentrazione a cui il 50% degli organismi testati mostrano effetti sub-letali). Rapporto ISPRA 208/2014. (All.2)
È stata pubblicata pochi giorni fa sull’autorevole rivista scientifica The Lancet Oncology (Volume 16, Issue 5, May 2015, Pages 490–491) (All.3), una sintesi dei risultati della ricerca commissionata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) su cinque principi attivi utilizzati in erbicidi ed insetticidi (diazinon, glyphosate, malathion, parathion e tetrachlorvinphos) e la loro capacità di causare nell’uomo l’insorgenza di cancro. (Glyphosate and glyphosate formulations induced DNA and chromosomal damage in mammals, and in human and animal cells in vitro. One study reported increases in blood markers of chromosomal damage (micronuclei) in residents of several communities after spraying of glyphosate formulations). La ricerca fa parte dello IARC Monographs Programme, cioè una serie di studi che la IARC intraprende ciclicamente per valutare la cancerogenicità di differenti agenti a cui l’uomo è esposto. Tra i risultati più rilevanti, indubbiamente, vi è l’iscrizione dell’agente glifosato tra i probabili cancerogeni (Gruppo 2A). Secondo i dati riportati dalla IARC se sono ancora scarse le prove che il glifosato possa provocare tumori analizzando gli studi effettuati sull’uomo (tra i dati solo un aumento di casi tra gli agricoltori statunitensi, canadesi e svedesi di linfomi non Hodgkin), lo stesso non si può dire guardando ai risultati di laboratorio, dove emergerebbe come il glifosato sia la causa dell’insorgere di differenti tumori.
Perché tutto ciò è rilevante? Perché il glifosato è una sostanza attiva presente nella maggior parte degli erbicidi, in commercio in tutto il mondo all’interno di circa 750 prodotti impiegati in agricoltura, giardinaggio e trattamento degli spazi urbani e domestici. Dietro questo diffusissima sostanza c’è un nome altrettanto importante, la Monsanto. È con il Roundup, uno dei prodotti d’avanguardia di questo colosso multinazionale, che il glifosato è entrato sui mercati fin dall’inizio degli anni Settanta. Al suo scopritore, John Franz, il glifosato è valso l’iscrizione nella National Inventors Hall of Fame e alla Monsanto un giro d’affari incredibile, anche grazie alla creazione di OGM resistenti a questo erbicida.
La risposta della Monsanto alla ricerca non si è fatta attendere, ovviamente. La multinazionale ritiene che la ricerca IARC sia assolutamente infondata. Si legge nel comunicato stampa che la IARC avrebbe ricevuto e consapevolmente non considerato ricerche che dimostrano la non pericolosità del glifosato e che quindi la ricerca non sia fondata su dati scientifici adeguati ma sia anzi faziosa. Che la Monsanto abbia sul suo libro paga ricercatori e riviste titolate (del gruppo Elsevier), ne è riprova anche visionando questa pubblicazione del 2012, Regulatory Toxicology and Pharmacology 63 (2012) 440–452, (All. 4), dove si evince chiaramente, dalla bassa qualità degli studi effettuati e dalla dichiarazione di uno degli autori di essere pagato dalla Monsanto (Jack S. Mandel has served has a paid consultant to Monsanto Company), come il risultato sia chiaramente vincolato all’interesse dell’Azienda chimica.
Per quanto riguarda l’UE, ogni sostanza attiva presente nei fitofarmaci commercializzati deve essere approvata dopo una valutazione che coinvolge EFSA (European Food Safety Authority) e Stati Membri. In questa fase vengono valutati i rischi tanto sull’uomo quanto sull’ambiente della determinata sostanza. L’approvazione di ogni sostanza, inoltre, non è garantita a vita ma viene rivalutata dopo un massimo di dieci anni, secondo la Direttiva 91/414/CEE. La data dell’ultima registrazione del glifosato risale al 1° luglio 2002 ma in via eccezionale l’UE nel 2011 ha deciso di prorogarne l’iscrizione all’albo delle sostanze attive fino a fine 2015 in modo da dotare i richiedenti e la Commissione di maggior tempo per mettere a disposizione norme dettagliate ed informazioni supplementari necessarie per il rinnovo.

CONSIDERATO CHE

i pesticidi di sintesi vengono progettati per mantenere inalterate nel tempo e nelle matrici ambientali le loro proprietà tossicologiche; una caratteristica tecnologica, questa, molto importante, perché condiziona sia l’impatto ecologico sia il valore economico di ogni singolo composto di sintesi che viene lanciato sul mer-cato. Poiché i composti dotati di questa proprietà non vengono alterati dai normali meccanismi ambientali di degradazione, essi possono restare negli ecosistemi per tempi imprecisabili e, come tali, vengono definiti “persistenti”. Va osservato che la persistenza dei pesticidi nelle matrici ambientali può variare da composto a composto, oltre che in funzione della classe chimica di appartenenza, della temperatura, della natura delle matrici in cui sono dispersi e delle caratteristiche dei loro metaboliti. Esistono, peraltro, principi attivi particolarmente persistenti che mostrano anche una tossicità più marcata e una considerevole mobilità. La compresenza di tali proprietà è all’origine delle preoccupazioni destate dai fenomeni di deriva dei principi attivi ritenuti più pericolosi, che grazie alla loro volatilità e ad altre caratteristiche possono spostarsi su distanze sorprendenti. Tali sostanze sono state inserite nell’elenco dei POPs (Persistent Organic Pollutants), elaborato durante la Convenzione di Stoccolma del 2001, e, come tali, oggi sono state vietate dal territorio della maggior parte dei paesi del mondo.
È bene ricordare che l’Italia è l’unico paese in Europa che pur avendo sottoscritto tale Convenzione non l’ha a tutt’oggi ratificata. Resta il fatto importante che gli studi tossicologici ed ecotossicologici relativi alle ripercussioni sanitarie ed ecologiche di molti pesticidi sono ormai incontestabili. Non disporre di certezze scientifiche assolute non significa non disporre di informazioni sufficienti a dare indicazioni operative di carattere tecnico e politico; inoltre, non giustifica atteggiamenti tesi a minimizzare i problemi generati dall’inquinamento da pesticidi. Una mole crescente di evidenze scientifiche, sia sperimentali che epidemiologiche, documenta che l’esposizione cronica ai pesticidi può essere all’origine di alterazioni a carico di svariate strutture dell’organismo umano. Tra queste, i sistemi nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio. Un contributo sostanziale, in termini di prove scientifiche alle conoscenze odierne, proviene dai dati dell’Agricultural Health Study (AHS). L’AHS è un’analisi prospettica di coorte, tuttora in corso, che tra il 1993 e il 1997 ha reclutato migliaia di soggetti tra agricoltori e loro congiunti in una delle aree statunitensi maggiormente caratterizzate da pratiche agroindustriali e uso di pesticidi. L’esposizione a una serie di fattori nocivi, tra cui i pesticidi, nella categoria professionale degli agricoltori è alla base di un aumento evidente del rischio di sviluppare particolari neoplasie e malattie neurodegenerative.

CANCRO
La Monografia IARC 53, pubblicata nel 1991, e la successiva del 2105, classifica come “probabile cancerogeno per l’uomo” l’esposizione occupazionale a insetticidi non arsenicali (categoria 2A). Da allora, almeno 21 pesticidi (organoclorurati, organofosforici, carbammati ed erbicidi fenossiacidi, triazinici) sono stati identificati in studi epidemiologici eseguiti controllando i potenziali fattori di confondimento e rilevando una relazione dose-risposta.

PATOLOGIE NON TUMORALI
Diversi studi indicano un’associazione positiva tra esposizione a pesticidi e diabete, patologie cardiovascolari, obesità, disordini riproduttivi, malformazioni congenite, difetti di sviluppo, malattie endocrine e patologie renali. I pesticidi, inoltre, sono chiamati in causa come fattori di riduzione della fertilità maschile, che ormai rappresenta un serio problema sanitario su scala globale.
La neurotossicità, comunque, resta uno dei più rilevanti problemi di salute pubblica indotti dall’esposizione ai pesticidi e, in particolare, agli insetticidi. Le principali patologie neurodegenerative correlate all’esposizione a questi composti sono: morbo di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e malattia di Alzheimer.
L’esposizione multipla a insetticidi ed erbicidi comporta complessivamente un incremento del rischio per il morbo di Parkinson. Da questo punto di vista, è importante ricordare che, nel 2013, il Parkinson è stato uffi-cialmente riconosciuto come malattia professionale degli agricoltori dalle istituzioni sanitarie della Francia. La posizione qui illustrata va intesa come riferita non soltanto agli usi agricoli dei pesticidi, ma anche agli usi urbani - si veda il caso dell’utilizzo del glifosate nella manutenzione del verde urbano - oltre che civili, industriali, zootecnici, domestici e a qualsiasi altra tipologia d’uso responsabile di un danno documentabile in toto o anche solo in parte.
ISDE Italiahttp://www.isde.it/wp-content/uploads/2015/03/2015-03-Position-Paper-PESTICIDI-finale.pdf

VISTI

Regolamento CE n.1107/2009; DLg 152/2006 art.93; Dlg 150/2012 art.4 comma 4.
Direttiva 2008/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008, relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive del consiglio 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE e 86/280/CEE, nonché modifica della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.
Direttiva 2009/90/CE del 31 luglio 2009 che stabilisce, conformemente alla direttiva 2000/60/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, specifiche tecniche per l’analisi chimica e il monitoraggio dello
stato delle acque. La direttiva è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 10 dicembre 2010, n. 219.
Direttiva 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009, che istituisce un
quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi.
Direttiva 2013/39/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 agosto 2013 che modifica le direttive 2000/60/CE e 2008/105/CE per quanto riguarda le sostanze prioritarie nel settore della politica delle acque.
Decreto legislativo 14 Agosto 2012 n°150.
La Delibera della Provincia di Ancona del 28/04/15 n° 36. (All.5).
TUTTO CIÒ PREMESSO
IL CONSIGLIO COMUNALE DI FERRARA
IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

1. a provvedere ad avviare una campagna di misurazione del glyphosate nelle acque superficiali mediante gli enti preposti a norma di legge;
2. a sospendere l’uso degli erbicidi su tutto il territorio comunale e in qualità di Presidente di area vasta su tutta la ex-provincia di Ferrara, e di adoperarsi come nei Comuni più rispettosi dell’integrità ambientale e della salute dei cittadini a provvedere all’utilizzo del solo sfalcio meccanico.
Con osservanza.

La Presidente del Gruppo Consiliare M5S
Dr.ssa Ilaria Morghen

Ultima modifica: 23-05-2016
REDAZIONE: Gruppo Consiliare Moviemnto5Stelle
EMAIL: gruppo-movimento5stelle@comune.fe.it