Porta Palazzo mon amour

di Mohammed Lamsuni

 

Mohammed Lamsuni
Porta Palazzo mon amour
Traccediverse edizioni, 2006
Euro 11,00

 

Mohammed Lamsuni sa sfidare ed è capace di trasferire il suo coraggio ai suoi personaggi per far loro testimoniare l’indifferenza e l’ingiustizia.
Lui urla la sua ribellione contro il sistema, contro la società, contro gli ipocriti e contro gli sfruttatori con il coraggio del testimone e per dare voce a chi non ce l’ha.
Porta Palazzo per lui diventa l’ombelico del mondo. Non si tratta del mercato, quanto della Babele che racchiude in sé sguardi e voci che si mischiano tra di loro per formare un quadro dipinto con i colori del tempo e della memoria.
Delinquenti e spacciatori, prostitute e imam, clandestini e commercianti arricchiti, macellai e intellettuali sono tutti nello stesso quadro della piazza, che cresce e s’innalza per diventare un pianeta fatto di volti, spesso sognanti, con lo sguardo stanco e triste di occhi che non dormono.

Younis Tawfik


“Ogni libro è la mia finestra sul buio amico. La lingua italiana è il mio esilio, la mia patria e il mio calvario”.

“Sono colpevole di essere un marocchino in Italia”.


RASSEGNA STAMPA:

Lamsuni, ‘il professore’, come viene chiamato nell’ambiente degli immigrati marocchini, è un personaggio speciale, unico. È un intellettuale puro, un ribelle che paga con la lontanaza l’impossibilità di tacere le proprie idee. A Porta Palazzo, Lamsuni è un riferimento. Ma lo è, in generale, per chiunque desideri comprendere il perché di certe tensioni o di certi atteggiamenti nella comunità islamica. Lui -laico dichiaratissimo- ha sempre una spiegazione plausibile. Lamsuni, che è facile incontrare dovunque si parli di un problema che riguardi i diritti degli immigrati, è davvero un poeta dell’immaginazione.

La Stampa

 

Lamsuni, ribelle e controcorrente, predica il pieno inserimento nella società italiana e una visione laica e non clericale dell’Islam, ispirata al razionalismo illuminato di Averroè

La Repubblica

 

La poesia è uno strumento forte della resistenza, ci piacerebbe che non ci fosse bisogno di scrivere versi di reale disperazione ma fino a quando permangono situazioni così drammatiche non si può fare altro che incentivare l’opera di artisti come te.

L’Ernesto


L'autore

Dello stesso autore, sul sito:

Il clandestino, Avicenna, 2004

Le città del mondo non dormono più, Edizioni Pon Sin Mor, 2005

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