Alla scoperta della Delizia (scomparsa) di Belfiore, partite le indagini magnetiche e georadar

Un team internazionale avvia i rilievi. Studiosi ed esperti anche da Germania, Spagna e Portogallo: "Ci aspettiamo tante interessanti sorprese"

Persone: Alan Fabbri
Data:

28/06/2022

Un'immagine generica segnaposto con angoli arrotondati in una figura.

È un team internazionale che ha dato il via - questa mattina - ai lavori preliminari che porteranno, nei prossimi tre anni, agli scavi alla ricerca dei resti di Belfiore, l'antica delizia estense, risalente al XV secolo, scomparsa a seguito di un incendio nel 1632.

 

Dalle prime ore del mattino i professionisti Cornelius Meyer, dalla Germania, Pedro Gonçalves, portoghese, Roger Sala e Pedro Rodriguez, dalla Spagna hanno montato e messo in funzione dapprima il magnetometro, poi il georadar per ricostruire - in questa fase in maniera non invasiva - la planimetria dell'area, confrontandola con quella di antiche carte.

 

A supervisionare i lavori - nell'area di circa un ettaro e mezzo, a nord ovest dell'ultimo tratto di corso Ercole I d'Este - c'era la dottoressa Chiara Guarnieri, della Soprintendenza, ideatrice e ispiratrice del progetto triennale di archeologia partecipata, finanziato dal Comune (37.500 euro già deliberati dalla giunta), che da settembre vedrà in campo anche gli studenti dei licei 'Roiti' e 'Ariosto' e i cittadini, che collaboreranno agli scavi. Presente anche l'archeologa Flavia Amato, del Gruppo Archeologico Ferrarese, che si occuperà della formazione e della conduzione dei lavori nell'area.

 

Come hanno spiegato i tecnici, l'indagine con magnetometro realizza una prima ricostruzione del sottosuolo 'leggendo' le anomalie del campo magnetico. Ogni fase di questa operazione - condotta con una struttura tubolare mobile, a cui sono collegate sette sonde - è geomappata per avere l'esatta posizione di ogni possibile ritrovamento. Il georadar - noto anche come GPR (ground penetrating radar) -, utilizzato a seguito dell'indagine geomagnetica, utilizza onde immesse nel sottosuolo che, rimbalzando, restituiscono una 'mappa' degli elementi che si 'incontrano' in uno strato - sotto la superficie - di circa un metro e mezzo: muri, fossati, buche di palo, strutture temporanee, corsi fluviali, sedimenti stratificati: dalla risposta dello strumento si possono avere prime indicazioni attorno a questo tipo di elementi. Utilizzando le due tipologie di indagine si ottengono risultati integrati sia per l'interpretazione sia per la profondità delle strutture presenti nel sottosuolo.

 

"Siamo molto soddisfatti e felici della partenza di questo percorso, condiviso con gli studenti e aperto alla città", ha detto il sindaco Alan Fabbri, ringraziando tutti i professionisti e i soggetti in campo. "Questo lavoro si unisce a un'attività di ricerca storica e di sistematizzazione delle fonti, che procederà parallelamente agli scavi", ha spiegato Guarnieri. "L'esito delle indagini odierne sarà comparato con le planimetrie in nostro possesso, per verificarne l'aderenza e porre le condizioni per l'inizio degli scavi". "Realizzeremo inoltre riprese con drone di tutte le fasi dei lavori. Nei tre anni vorremmo realizzare un racconto, con filmati, per far conoscere quanto si sta facendo. Ritengo che questa sia una esperienza che merita di essere divulgata anche oltre i confini di Ferrara: ogni step sarà documentato".

 

"Siamo pronti a interessanti sorprese, questa è un'area mai indagata", hanno detto gli archeologi.

 

Al progetto collaborano anche la Provincia (che ha autorizzato l'indagine nell'area, di propria proprietà) e il consorzio di Bonifica (che realizzerà le recinzioni). Prossime fasi: lo studio e la rielaborazione dei dati raccolti in queste ore. Da settembre il Gruppo Archeologico Ferrarese guiderà, con i propri professionisti, studenti e cittadini nelle operazioni di indagine, alla scoperta dei resti e degli indizi utili a ricostruire storia e dettagli del luogo.

Altre informazioni

Data pubblicazione

28/06/2022

Aggiornamento

28/06/2022 16:11